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Il Papiro di Artemidoro è un falso. Le indagini si chiudono ma il reato è prescritto

di - 11 Dicembre 2018
Il Papiro di Artemidoro, a lungo considerato un documento di inestimabile valore storico, è un falso. A stabilirlo definitivamente, gli accertamenti disposti dal Ministero dei Beni Culturali sugli inchiostri utilizzati, che hanno decretato che i disegni sono di epoca successiva al I secolo a.C. e potrebbero addirittura risalire all’Ottocento. Si trattò dunque di una truffa e a farne le spese è stata la Compagnia di San Paolo, che acquistò la pergamena come autentica nel 2004, al prezzo di 2 milioni e 750mila euro, per esporla al Museo Egizio di Torino.
L’inchiesta è partita nel 2013, da un esposto di Luciano Canfora, che già dal 2006 sosteneva la tesi del falso, e ha attraversato l’Italia, la Germania, dove per un certo tempo il Papiro è stato conservato, la Grecia e l’Egitto. Nel corso degli anni si sono susseguite diverse supposizioni, con studiosi come Salvatore Settis che ne supportavano l’autenticità, mentre l’allora direttrice del museo Egizio, Eleni Vassilika, era entrata in contrasto con i suoi superiori per essersi opposta all’esposizione del documento, conoscendo la pessima fama di Serop Simonian, il mercante d’arte armeno responsabile della vendita.
Alla fine è stata la stessa Compagnia di San Paolo a voler fare chiarezza, disponendo i test definitivi. Per quanto riguarda gli inchiostri, la composizione appare decisamente diversa da quelli usati nei papiri egiziani del periodo dal I al VI secolo e i frammenti sembrano far emergere l’ipotesi che il papiro sia stato posizionato su una rete metallica zincata e sottoposto ad azione di acidi, un trattamento che ha determinato il trasferimento dello zinco alla rete metallica. Verità è stata fatta ma l’indagine si è chiusa con una richiesta di archiviazione, per prescrizione del reato di truffa.

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