Doha, 2025. Photograph by Julius Hirtzberger for Art Basel
Art Basel Qatar si prepara a debuttare a Doha dal 5 al 7 febbraio 2026 (Preview dal 3), inaugurando il quinto capitolo di una saga globale che include Basel, Miami Beach, Hong Kong e Parigi e puntando a radicare la sua presenza nella scena culturale e commerciale del Medio Oriente. La fiera, ospitata nei nuovi spazi dell’M7 Creative Hub e nel Doha Design District, si discosta dal classico modello di stand a griglia: sotto la direzione artistica dell’artista egiziano di fama globale Wael Shawky, ogni galleria – 87 provenienti da 31 paesi – presenterà un progetto monografico pensato in relazione al tema curatoriale Becoming.
Uno degli aspetti più ambiziosi di questa edizione sarà il programma Special Projects, composto da nove commissioni site-specific di grande scala che animeranno spazi pubblici e culturali nel cuore di Msheireb Downtown Doha con sculture, installazioni e performance di artisti come Nour Jaouda, Bruce Nauman, Sumayya Vally, Hassan Khan e Rayyane Tabet, segnando il più vasto gruppo di nuove opere mai presentato in un evento Art Basel.
La scelta di un format più narrativo e meno mercantile, con presentazioni più curate e un focus sulla ricerca artistica piuttosto che sulla semplice vendita, riflette il desiderio di creare un’esperienza di fruizione più lenta e meditativa, in cui l’opera e il contesto culturale dialogano con maggiore profondità. Questo approccio, sottolineato dallo stesso Shawky, mira a superare l’esperienza tradizionale della fiera per favorire un tipo di incontro che incoraggi scoperta e riflessione.
Tuttavia, l’avvicinarsi dell’evento non è privo di interrogativi. Nelle ultime settimane sono diversi gli operatori del mercato che hanno segnalato un clima di cautela legato al quadro geopolitico della regione, in particolare all’inasprirsi delle tensioni tra Iran e Stati Uniti e alle loro possibili ricadute sull’area del Golfo.
Pur non coinvolgendo direttamente il Qatar, questi avvenimenti riattivano memorie fin troppo recenti di instabilità, blocchi dello spazio aereo, restrizioni ai viaggi e incertezze logistiche. Secondo quanto riportato da alcune testate internazionali, alcuni galleristi starebbero perciò monitorando l’evolversi della situazione prima di confermare definitivamente la propria partecipazione, soprattutto in relazione alla mobilità dei collezionisti e alla sicurezza degli spostamenti.
Art Basel, dal canto suo, ha ribadito l’intenzione di procedere come previsto, sottolineando la solidità delle infrastrutture locali e il costante dialogo con le autorità competenti, pur riconoscendo la necessità di adattarsi a un contesto internazionale in rapido mutamento.
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