Bibbia – Libri della Genesi ed Esodo in Arabo. Beirut, Stamperia Religiosa, 1876
Dal libro sacro al cappello etnografico, dalla tipografia rinascimentale al ciclismo d’autore, fino alla voce più amata del giornalismo sportivo italiano: Mercanteinfiera autunno conferma la sua vocazione a raccontare il mondo attraverso gli oggetti, i simboli e le narrazioni che attraversano epoche e generazioni con una una ricca proposta espositiva che esplora il collezionismo tra sacro, antropologia e cultura pop con un omaggio alla memoria del giornalista Bruno Pizzul (Omaggio a Bruno Pizzul, in collaborazione con la famiglia).
Il libro dei libri. Bibbie antiche, tra splendore e devozione, a cura di Luca Cena e in collaborazione con con Video Type, traccia la storia di un libro infinito: la Bibbia. Si apre con un capolavoro della prima stagione tipografica italiana, ovvero la Biblia Latina cum postillis Nicolai de Lyra, la prima Bibbia illustrata stampata a Venezia da Ottaviano Scoto nel 1489, a cui si affiancano tanti altri esemplari rari, come la Biblia Breves in Eadem Annotationes, il primo autentico tentativo di edizione critica del testo della Vulgata pubblicato a Parigi nel 1532 da Robert Estienne, e Miniature Bible, simbolo della nuova frontiera industriale del libro, pubblicata a Glasgow da David Bryce nel 1896 e realizzata in onore dell’incoronazione di Re Giorgio V.
E mentre le Bibbie raccontano l’evoluzione del pensiero attraverso la stampa, nella nuova edizione Da ogni capo del mondo: racconti, popoli, vicende attraverso il cappello – in collaborazione con Martina Barison – invita a guardare il mondo attraverso una ricca selezione di copricapi – dalla berretta cardinalizia di Papa San Giovanni XXIII al costume sciamanico nepalese, insieme a una giubba e un berretto garibaldino in panno rosso e un copricapo con zanne di facocero del popolo etiope Mursi – che trasformano la mostra in un atlante tridimensionale dell’identità umana.
Tra la tipografia divina e l’invito a ripensare la moda non come consumo, ma come narrazione visiva e stratificata dell’identità in bilico tra sacro e profano, quotidiano e cerimoniale, c’è spazio anche per un approfondimento sull’evoluzione di un semplice tubo in acciaio in oggetto di design, seggiola, poltrona, portaombrelli, poi biciclette, fino ad avvicinarsi all’arte. Questo percorso, iniziato nel 1919 con Angelo Luigi Colombo e ancora oggi in evoluzione, è al cuore della mostra L’Archivio Vivo di Antonio Colombo: Arte, Ciclismo e Design, testimonianza ma anche un racconto esemplare di eccellenza italiana in cui l’imprenditoria ha lasciato spazio alla passione per l’arte, che offre immagini a tutti care svelandone un dietro le quinte sorprendente e coinvolgente tracciando, anche, un esempio autentico di spirito collezionistico.
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