Miya Ando, Moon Ensō (Engessō 円月相), 2024, 335 x 600 x 600 cm Image courtesy of the artist and Sundaram Tagore Gallery
Ci troviamo a Singapore, un’isola città-stato a sud della Malesia che conta poco meno di 6 milioni di abitanti e mette insieme un’eredità sia orientale che occidentale, nonché una dicotomia di modernità e tradizioni, una fusione di culture e filosofie. In occasione della tredicesima edizione della Singapore Art Week (SAW), dal 17 al 26 gennaio, la città diventa ancora più vivace, costellata com’è di eventi all’insegna della creatività. Primo fra tutti ART SG, dal 17 al 19 gennaio: si tratta della principale fiera d’arte internazionale del Sud-Est asiatico e in questa sua terza edizione, attualmente in corso, presenta 105 gallerie provenienti da 30 Paesi. Con una particolarità: il programma “tradizionale” delle gallerie è completato da un settore sparpagliato lungo tutta la fiera che presenta installazioni su larga scala, performance e opere site-specific, PLATFORM.
Ecco uno sguardo ravvicinato a tre highlights della sezione. La Sundaram Tagore Gallery di New York, presenta Moon Ensō (Engessō 円月相) di Miya Ando, un’installazione composta da 29 pannelli di sei metri di chiffon e di seta stampati, che rappresentano un ciclo lunare con tutte le sue fasi che iniziano e terminano con la luna nuova. Ensō in giapponese significa “forma circolare”, ed è tradizionalmente reso con una sola pennellata calligrafica che rappresenta l’universo, l’eleganza, la forza e il principio zen della non-mente. Ensō è anche un simbolo dei concetti di illuminazione assoluta, di vuoto, di liberazione e di vacuità espressi come luna. La parola giapponese Engesso significa “cerchio lunare”.
Waddington Custot Gallery porta Pablo Reinoso con due sculture dal titolo “Promenade Chambord” della sua serie Spaghetti Bench, in cui adatta l’onnipresente ma anonima panchina pubblica con il suo famoso stile irriverente e giocoso.
The Columns Gallery con Meet Eva Here di Shavonne Wong invita il pubblico a confrontarsi con una compagna AI che ascolta, riflette ed evolve attraverso conversazioni anonime. Interagendo con Eva, i partecipanti danno forma a una narrazione vivente che esamina i confini della fiducia, dell’identità e della connessione nell’era dell’intelligenza artificiale. La storia di Eva si svolge in tempo reale attraverso i dialoghi, creando un diario digitale che sfuma i confini tra connessione umana e simulazione della macchina. Il progetto si estende allo spazio fisico, dove il pubblico può incontrare Eva in tempo reale. Meet Eva Here agisce sia come esperimento sociale che come specchio della società, sollevando domande senza offrire risposte. Come ci si relaziona con qualcosa di artificiale? Cosa significa affidare i nostri pensieri a una macchina? E come si riflette questa fiducia su di noi?
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