L’esposizione, articolata su oltre diecimila metri quadrati, ha consentito a visitatori, collezionisti e appassionati d’arte di poter ammirare opere storiche di grande fascino e importanza. Come -tanto per citarne alcune- una meravigliosa Piazza d’Italia di Giorgio de Chirico o una delle inquietanti “strutture” di
Accanto alle “grandi firme” del Novecento e a Maestri consacrati come Fiume, Guttuso, Vespignani e Baj, c’era anche la Pop art nostrana con Festa, Schifano, Rotella, e la Transavanguardia con Chia e Paladino. Tra i nomi affermati del panorama contemporaneo, colpiscono i Dormice, con “Operation shoneit”; il londinese-milanese Jonathan Guaitamacchi con una enorme città-transistor in bianco e nero, e Lillo Messina che invece usa tutti i colori dell’iride creando strani giocattoli adagiati sulla sabbia di isole favolose.
Sempre molto ammirato Antonio Tamburo ed il nichilismo esistenziale dei suoi personaggi. Essi sembrano venir fuori dal buio dell’anima, quando non è quello stesso buio ad inghiottirli. Hanno destato notevole interesse le composizioni in vetro, vere e proprie sculture, della giapponese Oki Izumi, avveniristiche architetture di ipotetiche città iper-moderne. Una conferma in fatto di
Una Expo Arte, quella di quest’anno, migliorata nell’organizzazione. Ha fatto leva sì sui nomi degli artisti storici, ma ha puntato anche molto sull’utilità che ne possono trarre gli artisti in attività, in termini di confronto e contatti. Emblematico è stato, in tal senso, l’invito ricevuto dal pittore Mimmo Milano – presente in Fiera con i suoi grattacieli di Manhattan – da parte di un alto funzionario del parlamento europeo, a partecipare all’Expo di Bruxelles.
anna rita daqua
[exibart]
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