Categorie: fiere e mercato

fiere_preview | Verona chiama Londra

di - 14 Ottobre 2010
C’è un unico sport in cui i valori in campo possono
davvero essere sovvertiti dall’imponderabile e dove non è affatto detto che la
squadra sulla carta più forte, alla fine, vinca. Non il basket, non il rugby e
nemmeno la pallavolo; non il pugilato, dove il più forte picchia e il più
debole le prende, salvo interpolazioni cinematografiche alla Rocky. Il mitico e
più inafferrabile degli sport è il calcio, ovviamente. Sarà ben per questo se è
tanto amato e seguito nei Paesi più disordinati, disadattati e dissociati che
si conoscano, Italia in testa?
Fedeli alla linea pallonara, tentiamo allora la
comparazione-competizione tra la Frieze Art Fair di Regent’s Park, Londra, e la
nostrana ArtVerona (come dire: Chelsea – Chievo), perché in questo l’arte è
davvero vicina al calcio: l’impossibile diventa realtà e tante volte il buon
Davide, quando si trova davanti Golia, sfodera la mira più buona che ha. Perché
non è detto che il programma della pettinatissima kermesse britannica sia poi
tanto più chic di quanto passa all’ombra dell’Arena. Ché, in fin dei conti,
anche Shakespeare provava un certo fascino per queste zone…
I numeri crudi forniscono un sostanziale pareggio sul
numero delle gallerie presenti: 125 con una ovvia netta prevalenza italica a Verona;
137 a Londra, con l’orizzonte che spazia un po’ più in profondità, con la presenza
di nomi che arrivano dai quattro angoli del globo. Ti rovinano la sorpresa a
Londra: il Cartier Award, che sarà assegnato in fiera da uno dei danarosi
partner commerciali dell’evento, va a Simon Fujiwara, performer cosmopolita che per
l’occasione presenterà Frozen, fantasioso site specific basato sul finto ritrovamento
di vestigia archeologiche sotto il piano di calpestio della fiera. A Verona
appuntamento invece nei padiglioni della fiera per scoprire chi si porterà a
casa i due premi Aletti, per fotografia ed “altre arti”, e per chi, vincendo il
premio Icona, vedrà il proprio lavoro entrare nella collezione del Mart di
Rovereto.

Piatto ricco in termini di incontri e dibattiti,
soprattutto a Londra, dove è di rigore la multiculturalità. Ospiti di
chiacchierate monografiche sono, tra gli altri, il cosiddetto “neo-neorealista”
Ramin Bahrani (passaporto
statunitense ma evidente sangue iraniano) e il magnetico turco Amar Kanwar; ma da segnalare è anche il
dibattito sul tema dell’arte come linguaggio per l’attivismo politico, con – fra
gli altri – Galit Eliat, direttore del Centro Israeliano per l’Arte Digitale di Holon.

Verona si distingue per il reale interesse a mettere in
luce le nuove generazioni, con spazi vivi che si smarcano dal puro contesto
delle gallerie. Sono nove gli ospiti del progetto Argonauti proposto da On Stage, che
espongono con la prospettiva di essere inseriti nel circuito dei musei che aderiscono
ad Amaci; ma è soprattutto con l’istituzione dello spazio Independents che si cerca di aprire la
finestra e far circolare l’aria. Nasce su iniziativa di Fuoribiennale il minipadiglione
dove, in 25 mq, 22 soggetti giovani – per anagrafe e/o mente – hanno la
possibilità di autogestire momenti di incontro e dialogo.
Tra i progetti più curiosi portati a Frieze c’è il “live
game show” di Spartacus Chetwynd, sorta di reality in “arte e ossa”; Verona risponde con
l’inaugurazione di D’est, appuntamento ormai tradizionale con la giovane arte del fu “oltre-cortina”,
e che vede puntare lo sguardo – questa volta – su nomi croati e sloveni.
La tenzone si sposta sul piano poetico, allora. Sulle rive
del Tamigi ecco Ei Akarawa e Karl Holmqvist a dare “fisicità” (nel senso letterale del termine) alla
poesia; lungo il corso dell’Adige, invece, Ivan Tresoldi porta ben tre performance. Il
verso poetico più lungo del mondo, scritto sulla strada che porta da piazza
delle Erbe a piazza Brà; ma anche la flotta di barchette di carta che portano
poesia lungo il fiume; e ancora la presentazione di una nuova tappa di Pagina
bianca
,
gigantesca tela lasciata alla fantasia e alle manipolazioni dei visitatori.

E poi: a margine di Frieze, sabato 16 suona Baby Dee, fauno musicale che ha saputo
accompagnare quanto negli ultimi trent’anni ha fatto tendenza in e dall’Inghilterra,
Sex Pistols ed Anthony su tutti. Per l’occasione il nostro incontra The
Elysian Quartet
,
giovanissimo ensemble che guarda alla classica contemporanea ma anche
all’avanguardia folk-pop.

Ma alla fine chi vincerà? L’estro e i singoli della
stellare squadra londinese o l’organizzazione di gioco, la tattica e il “progetto”
italiano? Che la partita abbia inizio.

francesco sala


dal 14 al 17 ottobre 2010

Frieze Art Fair

Regent’s Park – London

Info: www.friezeartfair.com

dal 14 al 18 ottobre 2010

ArtVerona

Quartiere fieristico – Verona

Info: www.artverona.it

[exibart]

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