Miss Fallaci, still
L’idea della serie Miss Fallaci nasce da un cortometraggio di Alessandra Gonnella del 2019 premiato ai Nastri d’Argento, relativo a un episodio di cui Oriana Fallaci è protagonista, vicenda che segnerà la sua carriera professionale, facendola uscire dall’anonimato di un giornalismo di costume, troppo provinciale e frivolo. Presentata alla Festa del Cinema di Roma, la miniserie è targata Paramount Televisione e Minerva Pictures, in collaborazione con Red Strings, ed è sceneggiata da Luca Ribuoli, Giacomo Martelli, Alessandra Gonnella e dalla stessa Miriam Leone, che ne interpreta il personaggio.
La narrazione si basa sui libri della Fallaci, come Sette Peccati di Hollywood e Penelope alla guerra ma anche da numerosi altri suoi scritti. Il lavoro meticoloso d’archivio, le lunghe letture e l’incontro con il nipote Perazzi, ha raccontato l’attrice Miriam Leone, sono serviti a incarnare il personaggio, indagando nella sfera più privata tra lettere, ritagli di giornale e oggetti, custoditi dall’erede nella casa della giornalista.
Oriana Fallaci nasce a Firenze nel 1929 e la serie si sofferma volutamente sulla formazione di questa giovane donna, ambiziosa e capace, determinata a farsi spazio nel mondo prettamente maschile del giornalismo. La serie copre il periodo degli anni ‘50, in una Milano che la ospita e in una redazione che la tollera. Sarà una sfida, che la porterà negli Stati Uniti, facendo decollare la sua carriera. Un’anonima Miss Fallaci che il tempo e le battaglie consacreranno come “solamente” Oriana, conosciuta, apprezzata e temuta in tutto il mondo.
Anche se le puntate si concentrano sulla Fallaci trentenne, nella sequenza della prima serie la ritroviamo alla Casa Bianca, nel 1972, affermata e rispettata, davanti a Henry Kissinger che pronuncia la celebre frase «Non sono abituato a farmi intervistare da una donna», poiché poche erano le giornaliste che si occupavano di politica, ancor meno con il suo dono di magnetico talento, capace di intimorire e mettere a nudo personalità potenti, tanto da fargli confessare l’inconfessabile.
Grazie alla sua ostinata disobbedienza, aprì le porte di un mondo fino ad allora considerato esclusivamente maschile e la sua caparbietà è ancor oggi un monito affinché tutte le donne si approprino di competenze e abilità, con attitudine e coraggio. Contraddistinto da una rabbia dalle origini lontane, il suo giornalismo rappresenterà sempre una rivalsa, sia dal silenzio e dall’indifferenza del padre nei confronti della sua carriera, che dalla frustrazione della madre. Questi dolori saranno cicatrici da cui si alimenterà il suo talento e segneranno ossessioni e spinte creative, tensioni morali e nevrosi.
Fragilità e virtù vengono raccontate dagli autori senza filtri, senza addolcire una personalità rude e ostile, per nulla accomodante, eppure esaltandone la perenne ricerca della verità in tutte le sue forme, verità come valore inestimabile, verità come unica salvezza. Otto puntate per ricordare una Oriana Fallaci, affamata di storie e di giustizia.
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