Sulla sfolgorante ascesa e sul drammatico declino di Jean-Michel Basquiat sono stati scritti libri e girati film ma “Samo Lives”, nuovo documentario di Julius Onah, promette di approfondire alcuni aspetti ancora poco conosciuti della biografia e dell’ispirazione del grande artista. «È il momento di raccontare la storia di Jean-Michel Basquiat», si legge sul sito dedicato al film, le cui riprese dovrebbero iniziare però solo dal prossimo autunno. Nel ruolo di Basquiat ritroviamo Kelvin Harrison Jr, che ultimamente ha riscosso un grande apprezzamento per la sua interpretazione in “The Trial of the Chicago 7” di Aaron Sorkin e che con Onah ha già lavorato nel 2019, per “Luce”, film con Naomi Watts, Octavia Spencer e Tim Roth. La colonna sonora sarà affidata a Geoff Barrow e Ben Salisbury, dei Portishead e una parte si può ascoltare già sul sito “Samo Lives”.
«In poche parole, il lavoro e la vita di Jean-Michel Basquiat sono stati di assoluta ispirazione. Quando ho iniziato a conoscerlo, all’età di 14 anni, è stato incredibile scoprire qualcuno che ha forgiato audacemente la propria strada, in un mondo in cui la maggior parte di coloro che non si adattavano al profilo atteso di un artista raffinato (cioè bianco e maschio), non erano stati in grado di farlo», ha spiegato Onah. «Sebbene non riuscissi ancora ad apprezzare appieno l’enormità di ciò che significavano i risultati di Jean-Michel, potevo certamente sentire che c’era qualcosa di innovativo e unico», ha continuato il regista, che è nato in Nigeria nel 1983 e che, nel 2013, è stato indicato da Forbes tra le 13 personalità africane da tenere d’occhio.
«Ma più invecchiavo e più imparavo su Jean-Michel e più iniziavo a capire che la sua storia non era stata raccontata completamente al cinema», prosegue Onah sul sito di “Samo Lives”, facendo riferimento ai tanti prodotti incentrati sulla vita di Basquiat, tra cui quello più celebre – ma anche controverso – è senza dubbio “Basquiat”, film del 1996 di Julian Schnabel, con Jeffrey Wright nei panni dell’artista e la partecipazione di David Bowie, Gary Oldman e Dennis Hopper. Nonostante alcuni lavori di grande spessore, oltre che di sentita partecipazione – come “The Radiant Child”, documentario del 2010 girato da Tamra Davis, che di Basquiat è stata amica dal 1983 fino alla sua scomparsa, nel 1988 – «Non abbiamo mai visto l’intero spettro dell’incredibile vita di Basquiat come artista nero e figlio della diaspora africana di immigrati». Una interpretazione attuale, dunque, di una vicenda ormai entrata nella storia dell’arte. Ed è questa, in fondo, la grandezza e la preziosità di certe storie.
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