Quando presentò la sua mostra, a Helsinki, Richter non immaginava certo il lavoro che lo aspettava per portare a termine quello che aveva iniziato. Ci sono voluti ben due anni di viaggi lungo tutti gli Stati Uniti del Sud per ultimare le immagini di scrittori che sarebbero serviti per finire il suo libro. Un libro, che a differenza dei protagonisti, racconta con le immagini storie senza parole, storie che gli artisti ripresi scrivono davvero.
All’inizio della sua carriera, Richter, sperava che le sue immagini potessero raccontare storie, sperava che guardare una fotografia suggerisse l’esistenza di molte più cose rispetto a quello che veniva mostrato nell’inquadratura.
Dice Richter nella presentazione del libro: ” In quel periodo fotografavo persone e cose che erano importanti per me. Volevo che quelle fotografie fossero eloquenti, che fossero parte del miglior racconto possibile. E, talvolta, ci sono riuscito. Ma nella vita di ognuno di noi ci sono così tante persone e così tanti eventi e momenti così significativi sono molto rari. Direi, anzi, che tutta la nostra vita passa in attesa di momenti come questi. Ed è proprio questo tipo di attesa che vorrei far scaturire da questi ritratti. Così come uno scrittore sceglie i momenti salienti che caratterizzano l’esistenza del suo personaggio, io vorrei che i miei ritratti rivelassero molto più di quello che è accaduto tra due persone e una macchina fotografica nel corso di un pomeriggio qualsiasi.”
Ed è sempre Ricther che ci racconta del suo viggio nel sud e dei suoi incontri:
“Gli scrittori che ho incontrato sono stati tutti estremamante affettuosi e generosi. Ciò che ho più apprezzato è stata la loro conversazione. Sono tutte persone di larghe vedute e sono stati tutti disposti a sentire ciò che io avevo da dire.
Quel che uno scrittore crea con carta e penna è molto diverso da quello che io faccio con una macchina fotografica e con la pellicola. Ma tra noi ci sono anche cose in comune e ho avuto bellissime discussioni su come si porta a termine un progetto, e sul tentativo di portarlo a termine avendo come fine la creazione della bellezza.
Lo scrittore Hayway Taylor mi ha raccontato come William Faulkner molti anni fa gli avesse spiegato che oggetto meraviglioso fosse un libro: poter scegliere dei personaggi da tutte le epoche e con tutte le esperienze possibili, mostrare i loro pensieri, le loro emozioni e i rapporti che intrattengono l’uno con l’altro. Tutto questo grazie a un oggetto che si può tenere in mano.
Ogni artista, fatta eccezione per quelli che si esibiscono, crea degli oggetti. Harry Crews ha detto più volte di aver iniziato a scrivere per pura necessità : si è liberato dei demoni del suo passato solo quando questi hanno assunto la forma di libro. Io credo, tuttavia, che egli non si sia liberato affatto delle proprie emozioni, ma che semplicemente
le abbia racchiuse tra le pagine di un libro. Ora ha un libro da mettere su uno scaffale. Può decidere di lasciarlo giacere lì, oppure leggerlo. Un libro è un oggetto tale e quale a una scultura e può essere tridimensionale.”
Le foto di Richter sono immagini in bianco e nero, ritratti “classici” puliti e forti capaci di trasmettere l’armonia che nasceva di volta in volta tra i due artisti, quello che scrive con luce e l’altro che per raccontare usa la sua penna.
Le immagini di Curt Richter le possiamo trovare su http://www.usembassy.fi/richter/writers.htm , se non avete modo di vedere la sua mostra a Roma, fate un salto sul suo sito, ne vale la pena.
Originario di New York, Curt Richter ha esposto le sue fotografie nei maggiori musei del mondo e vive attualmente in Finlandia dove, oltre all’attività di fotografo, continua con successo anche quella di docente presso la scuola di Arte e Design dell’Università di Helsinki.
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