In mostra una selezione di opere straordinarie (la tecnica per tutte le immagini è Vintage Gelatin Silver Print) della grande fotografa-rivoluzionaria di origine italiana, presentate per la prima volta ad un pubblico di galleria. Assunta Adelaide Luigia, che fin da bambina la mamma iniziò a chiamare Tinissima, nasce il 16 agosto 1896 a Pracchiuso, vicino ad Udine da una famiglia poverissima. Nel 1913 raggiunge il padre a S. Francisco. Lavora a Hollywood come attrice di cinema muto; nel 1920 interpreta The Tiger’s Coat, per la regia di Roy Clement e in seguito alcune parti in altri due film, Riding with Death e I can explain. Per la sua bellezza ed espressività viene ripresa in diverse occasioni dai fotografi Jane Reece, Johan Hagemayet e soprattutto da Edward Neston con cui ben presto nascerà un legame sentimentale. Dopo la morte del marito, nel 1922, il poeta e pittore Roubaix de l’Abrie Richey, dagli amici chiamato Robo, si trasferisce in Messico con il fotografo Edward Weston. Qui si dedica alla fotografia e aderisce al PCI; nel 1928 è a fianco del rivoluzionario cubano J. Mella.
Esplulsa dal paese dopo il fallito golpe gira l’Europa: Germania, Mosca e infine la Spagna durante la guerra civile. Muore il 5/1/1942 a Mexico City, a bordo di un taxi, forse per un attacco di cuore. Tina ha poco più di quarant’anni, ha sfidato qualunque regola della società che la circonda, ha attraversato guerre, ideali, radicali sovversioni artistiche. Intorno al 1927 trasforma il suo modo di fotografare e in pochi anni percorre un’esperienza artistica folgorante: dopo le prime attenzioni per la natura (rose, calli, canne di bambù, cactus,…) sposta l’obiettivo verso forme più dinamiche, quindi utilizza il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale e le sue opere assumono di frequente valenza ideologica: esaltazione dei simboli del lavoro, del popolo e del suo riscatto (mani di operai, manifestazioni politiche e sindacali, falce e martello,…).
In questo periodo conosce lo scrittore John Dos Passos e l’attrice Dolores Del Rio, ed entra in amicizia con la pittrice Frida Kahlo. L’amicizia di Tina con i grandi del tempo – Rivera e Orozco, Frances Toor e Anita Brenner, entrambe appassionate di un paese unico in cui tutto era da farsi, tutto era da scoprire – la introduce a pieno titolo nel cosiddetto Rinascimento messicano. La sua opera fotografica è per queste ragioni di grande rilievo e le sue immagini sono messicane proprio perché ritrattano il Messico e la gente più povera di questo paese. Scattate durante il periodo della rivoluzione culturale degli anni Venti, che vide Tina Modotti protagonista e accesa sostenitrice, le opere in mostra presentano magistralmente quella sintesi di ricerca formale e impegno sociale che caratterizzano il suo lavoro. Sono immagini semplici e dirette, entrate nella storia della fotografia proprio per l’enorme carica emotiva e poetica che trasmettono: un’amaca, i ritratti dei compagni di lotta e degli amici (Julio Antonio Mella, 1928; Dolores del Rio, 1927), alcuni frammenti dei murales politici di Diego Rivera (Court of the Fiestas, 1928; Diego Rivera Mural: “The Proletarian Revolution”, 1928.), il volto di un bimbo (Child in Sombrero or Son of Agrarista, ca. 1927), una donna con un’enorme bandiera sulla spalla (Woman with flag, ca. 1928). A testimonianza del profondo e importante legame tra Tina Modotti ed Edward Weston, tre splendidi ritratti eseguiti dal maestro americano all’epoca della loro intensa e tormentata storia d’amore. Dai bellissimi self-portait, che testimoniano momenti diversi della vita rivoluzionaria di Tina Modotti, si passa ai volti del popolo, sino ai lavori in cui si celebra l’arte murale messicana.
Qui l’artista ci restituisce immagini che attraversano i materiali primari o naturali in uso nell’arte povera messicana per esprimere tutta la potenza e l’energia di ciò che non è da ricercare (Bird in Flight, 1926). A tale proposito si possono forse rileggere le parole dell’artista. In merito alla sua fotografia Tina dice: “sempre, quando le parole arte e artistico sono state applicate al mio lavoro fotografico, la cosa ha avuto per me un effetto spiacevole. Ciò è dovuto, di sicuro, ad un cattivo uso di questi termini. Io mi considero un fotografo e niente di più. Se le mie fotografie sono diverse da ciò che viene comunemente fatto in questo campo, ciò è appunto perché non cerco di produrre arte, ma piuttosto di fare fotografie franche, oneste, senza distorsioni o manipolazioni…” (Mexican Folkways, Vol. 5 No.4, October-December 1929).
Tina Modotti, emigrante bambina in terza classe sulle navi stracolme di italiani, attrice hollywoodiana, comunista rivoluzionaria, spirito acuto, libero, sensuale, arriva a incarnare le energie di una parte del secolo con le sue utopie più estreme ed innocenti, con i suoi colori più brillanti destinati presto ad infrangersi in cupi bianco e nero.
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Tullio Pacifici
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