Lucien Clergue , ideatore e fondatore, nel 1969, degli “Incontri internazionali di Fotografia” di Arles, città dei gitani, spesso ritratti dal grande fotografo è tornato torna a Napoli, dopo la breve visita di Dicembre, per tenere una conferenza all’Accademia di Belle Arti ed esporre le sue foto nello Studio Trisorio.
Sicuramente l’arte di Lucien Clergue meritava un allestimento migliore di quello realizzato dallo studio Trisorio, ma la forza delle sue opere è tale da far dimenticare il contesto. Colori in movimento, luminosi contrasti cromatici danno vita, respiro, gioia, ci si lascia trascinare in quella danza allegra, poi l’immagine prende forma, le macchie di colore si trasformano in picche, muleta, un corno insanguinato, sgomento, ma l’idea della morte non prevale, ed ancora si perde nella fusione tra foto e dipinto, ottenuta per sovrapposizione di fotogrammi che ripropongono ancora il tema della corrida sfumato nei dipinti di grandi artisti del passato. Con tale tecnica, Clergue, propone anche una nuova interpretazione del nudo associato ad immagini di capolavori dell’arte antica esposti nel museo di Capodimonte, interpretazione diversa da quella alla quale ci ha educato lo stesso autore. Non mancano i famosi ritratti giovanili di noti personaggi, che colpiscono per la loro capacità di trasmettere l’essenza stessa del soggetto ritratto: gli occhi di Dalì sono i suoi quadri e questo Clergue lo ha fermato, per sempre, in uno scatto.
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