Possiamo parlare di “gioco d’azzardo”quando ci troviamo di fronte all’opera di Matteo Alfero? Nel senso di tentare la sorte, spostando le innumerevoli tessere del suo mosaico, certamente.
Matteo rompe la tradizione della concezione di “fotografia”, fa scendere la dea della riproduzione chimica e seriale tra di noi, la smembra nei suoi componenti essenziali, luce e colore, dà loro una forma regolare e ci chiama all’irregolarità, ci invita a fare della sua creazione, della sua visione, la nostra. Un gioco infinito, un rimando continuo ad esperienze diverse che partono dala sua percezione e arrivano a quella comune, molteplice polimorfa, che , infine ci fa ragionare sulla vera ed autentica essenza della comunicazione che é la condivisione. Qui, di fronte al suo lavoro, si manifesta con il movimento, il tentativo, la sperimentazione.
L’azzardo iniziale lascia quindi spazio alla forma più pura ed intensa del gioco, che é il volersi mettere alla prova, il “vedere”, la conquista di nuovi orizzonti.
E questo ci riporta per un breve istante indietro nel tempo, a momenti nei quali ognuno di noi si é sentito libero, autorizzato e stimolato a sovvertire l’ordine delle cose.
Vi consiglio di visitare questa esposizione e a prendere confidenza con questi mosaici e tentare di dare il vostro personale contributo nel time/slot che vi offre Matteo.
Matteo Alfero é nato e vive a Cuneo.
Paolo Viridian
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Grazie della segnalazione. Le tue parole mettono vivo desiderio di partecipare di persona al gioco concettuale proposto da Alfero. Vedrò di farlo entro il 5 marzo prossimo.