Massimo Siragusa coglie, con i suoi scatti, istanti infinitesimi: il tempo indispensabile perché la luce impressioni la pellicola, eppure l’immagine ritratta mantiene tutta la fluidità del movimento al quale è stata rapita… Oltre il momento cristallizzato dallo scatto, si percepisce la continuità dell’azione, l’acrobata termina il salto, l’elefante abbassa la proboscide, l’angelo torna al suolo… Il fragore che normalmente accompagna le esibizioni circensi lascia lo spazio ad un silenzio arcano quasi percepibile dall’osservatore. Gli artisti e gli animali del circo sembrano muoversi in un’atmosfera onirica, le fotografie non sono altro che uno spiraglio aperto, e immediatamente richiuso, sullo svolgersi di un rito.
Siragusa concepisce un linguaggio inedito per raccontare il circo. Le sue fotografie sono dotate di tutta la complessità di un’opera pittorica: la ricerca del colore, l’intento narrativo, le inquadrature. Protagonisti dei suoi scatti sono sempre la luce e il colore. Il fotografo, dotato di una grande sensibilità per le sfumature, ritaglia spazi completamente autonomi, dove i colori tessono l’aria e fasciano i corpi. Da punti di vista inediti, da angolazioni di backstage o seguendo prospettive collaudate, l’occhio di Massimo Siragusa individua puntualmente l’aspetto assoluto dei suoi soggetti, quasi restituendo l’idea platonica del trapezista, del clown, del cavallo…
L’allestimento della mostra, negli ambienti essenziali dello SpazioFoto Credito Artigiano, permette di godere pienamente il suggestivo lavoro di Siragusa: le trentadue fotografie esposte (tra cui dieci gigantografie di formato 190×130) trovano sulle pareti della galleria una collocazione ideale. L’osservatore segue lo svolgersi dello spettacolo, stampa dopo stampa, senza che nessun elemento di disturbo lo distragga dalle fotografie.
Pietro Gaglianò
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