Il titolo è un aperto omaggio al film di Jean-Luc Godard “Alphaville, une étrange aventure de Lemmy Caution” (1965). Le sensazioni provate diversi anni prima durante la visione di quel film sono sopravvissute, all’interno di un ricordo divenuto ormai evanescente, e hanno guidato l’autore nella messa in sequenza delle fotografie esposte.
Nel film di Godard vengono anche letti alcuni brani da poesie di Paul Eluard. Uno in particolare è apparso come la migliore presentazione possibile per ALPHAVILLE:
“Nous vivons dans l’oubli de nos métamorphoses”.
Si sente spesso parlare di fotografia come tempo sospeso. Questo lavoro di Fulvio Bortolozzo affronta il tema da un punto di vista dinamico. Le sue “impressioni”, le sue pause riflessive, il suo sguardo ci obbligano infatti ad un continuo spostamento tra tempi bloccati, focalizzando la nostra attenzione alternativamente tra il mondo della vita reale, rappresentata da attori casuali, autentici, umani, colti in atteggiamenti assolutamente normali e quello della vita sognata e desiderata incarnati dalle classiche icone del nostro tempo che sono i palcoscenici delle vetrine dei locali commerciali, i messaggi pubblicitari, i luoghi destinati all’intrattenimento e al divertimento.
Percorriamo quindi un mondo frammentario e autocompenetrato indissolubilmente allo stesso tempo, egregiamente cristallizzato in gemme di quotidiano al quale pensiamo di essere così assuefatti da non accorgercene quasi più, figurato dall’avvenenza virtuale di un manichino conturbante nella sua sua postura naturale, da volti catturati nella loro più intima essenza, da rappresentazioni lisergiche di ricordi di un lungomare.
Un lavoro di solo apparente semplicità, che rivela, ad un’attenta osservazione delle opere esposte, una stratificazione di molti punti di aggancio tra le singole inquadrature, una elegante e violenta scelta cromatica che ci guida nel percorso ancor forse di più di qualunque valenza iconografica o sociale.
Lavoro, questo di Fulvio Bortolozzo, di grande armonia e ampio respiro che rivela in tutta la sua forza il grande sforzo di sintesi e di ricerca di questo artista.
Consiglio quindi con calore la visione di questa mostra, abbraccio emotivo dell’artista con la vita.
Paolo Viridian
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