Allo SMAC di Venezia, una grande mostra di Lee Ufan per la Biennale Arte 2026

di - 6 Marzo 2026

A maggio, Venezia diventa punto centrale del sistema dell’arte contemporanea mondiale: tra le grandi mostre che accompagneranno l’apertura della 61ma Biennale d’Arte e che si dipaneranno in tutta la città per l’occasione, ci sarà anche una grande mostra dedicata interamente a Lee Ufan, uno degli artisti asiatici del secondo Novecento più riconosciuti a livello internazionale.

L’esposizione, evento collaterale ufficiale della Biennale, aprirà le sue porte il 9 maggio e rimarrà visitabile fino al 22 novembre 2026. La personale si svilupperà negli spazi, recentemente restaurati da David Chipperfield, di SMAC Venice (San Marco Art Centre), un’infilata di otto sale situate negli edifici delle Procuratie.

Lee Ufan, Dialogue, 2008, oil on canvas, © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris. Courtesy of SCAI THE BATHHOUSE. Photo by Nobutada O

Il progetto espositivo è promosso dalla Dia Art Foundation e curato da Jessica Morgan, direttrice dell’istituzione newyorkese. Sviluppata in stretta collaborazione con l’artista sudcoreano, la mostra ripercorrerà oltre 60 anni della sua ricerca, attraverso un’attenta selezione di dipinti storici e recenti, sculture, installazioni di grande scala e una nuova commissione sitespecific concepita per gli spazi veneziani.

«L’impatto e l’importanza del lavoro di Lee sono incalcolabili», ha dichiarato la curatrice Jessica Morgan. «Le opere presentate metteranno in luce i principi che attraversano tutta la sua pratica – il gesto, l’intervallo, l’equilibrio e la tensione spaziale – che continuano a definire la sua ricerca».

In parallelo, la Dia Art Foundation presenterà anche un secondo progetto alla Dia Beacon, nello Stato di New York: i due appuntamenti sono pensati come un doppio omaggio alla carriera dell’artista che, proprio nel 2026, festeggerà i suoi 90 anni, e mirano a metterne in evidenza la rilevanza internazionale attraverso contesti espositivi differenti ma idealmente connessi.

Lee Ufan, Untitled, 1982, oil and mineral pigment on canvas © Artists Rights Society (ARS), New York/ADAGP, Paris.

Chi è Lee Ufan

Nato nel 1936 a Gyeongsangnam-do, in Corea del Sud, Lee Ufan si trasferì ancora giovane in Giappone, dove studiò filosofia alla Nihon University di Tokyo: una formazione teorica che segnerà profondamente la sua produzione artistica e la sua attività critica.

Alla fine degli anni Sessanta emerse come una delle figure centrali del movimento giapponese  Mono-ha, letteralmente “Scuola delle cose”. Proprio negli stessi anni in cui in Italia si sviluppa l’Arte Povera, gli artisti associati a Mono-ha lavorano con materiali elementari come pietra, acciaio, vetro o terra, spesso presentati in combinazioni essenziali che mettono in evidenza le relazioni tra gli elementi e la loro trasformazione.

Al tempo stesso, Lee Ufan è considerato una figura chiave della Dansaekhwa, la pittura monocroma coreana sviluppatasi negli anni Settanta e caratterizzata da gesti ripetitivi, superfici essenziali e da un’attenzione quasi meditativa al processo pittorico.

Sale di SMAC San Marco Art Centre. Foto: Adriano Mura

La sua pratica, che comprende pittura, scultura, installazione e scrittura teorica, si fonda sempre e comunque su una concezione relazionale dell’opera d’arte, intesa come campo di tensioni tra materiali, struttura, spazio e spettatore. Le sue sculture combinano spesso pietre naturali e lastre d’acciaio, mentre nei dipinti delle serie From Line e From Point il gesto pittorico si riduce a segni minimi che scandiscono il tempo della visione.

Negli ultimi decenni il suo lavoro è stato oggetto di importanti retrospettive internazionali e, nel 2010, è stato ufficialmente inaugurato il Lee Ufan Museum di Naoshima, progettato dall’architetto Tadao Ando.

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