Questi lavori trovano una definizione negli sconfinamenti linguistici che sono una complessa, personale conseguenza del postmodernismo anni ’90, la cui riflessione parte dal superamento dell’arte concettuale e del passaggio attraverso il new dada e ancora oltre la Transavanguardia.
Nel nostro percorso incontriamo Nadar (Parigi, 6 aprile 1820 – Parigi, 21 marzo 1910), uno dei grandi pionieri della fotografia. Mario Cresci (Chiavari, 1942), che con il pezzo dalla serie Vedere attraverso permette di osservare solo un particolare e il resto si lascia guardare da un vetro appannato, lasciandoci l’amaro strascico di un’irrealizzabile intromissione. Il nostro ruolo è quello del voyeur fallito a cui viene lasciato un unico spietato accenno di ciò che c’è dietro.
Il duo bolognese Cuoghi e Corsello celebra invece la storia dell’arte italiana con Roma (1998), in cui la scultura ha in quel preciso momento diritto di parola sull’architettura.
Questa mostra è un’ottima occasione per gli appassionati del medium per cogliere nuovi spunti di analisi critica, un modo di investigare la storia travalicando la congiunzione tra arte e tecnica per una rilettura delle opere esposte. Per una volta non esiste la pretesa di “fare” e insegnare la storia dell’arte, non siamo in presenza di rapporti meccanici di causa-conseguenza.
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Orari: dal 16 luglio al 17 settembre, tutti i giorni 8.00 – 20.00; dal 18 settembre al 2 ottobre, tutti i giorni 9.00 – 17.00. Ingresso libero
[exibart]
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