L’inquadratura del cerchio

di - 12 Maggio 2011

In questo anno numericamente importantissimo per l’Italia, con decine e decine di celebrazioni fra le più svariate che si sono alternate e che si alterneranno in tutta la penisola, nessun evento culturale sfugge alla tentazione di partecipare alla grande festa dei 150 anni d’Unità Nazionale.

Così anche la sesta edizione della rassegna Fotografia Europea, in programma a Reggio Emilia dai primi di maggio fino a metà giugno, dedica i suoi spazi e regola il proprio programma per festeggiare a suo modo il Bel Paese.

La città dove nacque il tricolore – ed il sottotitolo della kermesse “Verde, bianco, rosso” è significativo – ospita diverse esposizioni per cercare di tirare le somme riguardo allo stato di salute della fotografia italiana, ma anche per raccontare da prospettive diverse l’italianità nel ventunesimo secolo: il lavoro dei fotografi nostrani e le immagini dell’Italia fotografata compongono così un caleidoscopio ricchissimo ed esauriente, che parte dallo sperimentalismo di Davide Mosconi per arrivare al reportage intimo e commovente di Mario Dondero, passando attraverso le intromissioni dell’arte nelle foto di moda create da Paolo Roversi.

In questa cornice patriottica ed apparentemente senza un legame forte con il tema centrale della mostra – ma che a ben vedere rappresenta, vista la notevole ed evidente influenza, una sorta di tributo al tratto neorealista del cinema italiano del primo dopoguerra – Reggio Emilia ospita una mostra fotografica dedicata all’attività di reporter del giovanissimo Stanley Kubrik, collaboratore già dall’età di 17 anni della rivista americana di costume e società Look.

Completando il percorso lungo la penisola dopo essere stata ospite a Venezia e Milano, la collezione di 130 stampe inedite – persino per lo stesso autore! – selezionate dal curatore Rainer Crone fra un totale di oltre 20mila negativi custoditi al Museum of the City of New York, giunge in Emilia al gran completo e per questo risulta un appuntamento attesissimo.  E le attese certo non vengono deluse, tanto è magnifico e ricco di suggestioni questo straordinario archivio postumo.

Effettivamente la meraviglia è davvero grande e ci si spalanca la bocca appena guardiamo le foto del giovane Stanley: non solo perché sono immagini comunque formalmente equilibrate ed emozionanti, ma soprattutto perché inquadrature così composte, con dei protagonisti ben in posa, sotto luci posizionate al posto giusto, possono solo essere il frutto di un esperto occhio da cineasta mentre all’epoca il ragazzo, si sa,  ancora non lo era. Se ne parlassimo con Aristotele ci sentiremmo dire che questa è una lampante dimostrazione delle sue teorie sulla metafisica e di quell’idea circa il nostro avere materia in potenza che assume poi una precisa e conseguente forma: in altri termini, come il fiore è un seme che ha ormai manifestato tutto sé stesso, così il leggendario regista è un reporter alla prime armi che si è definitivamente realizzato.

Dalle vicende grottesche all’interno di una compagnia circense, passando per le lezioni spensierate alla Columbia University fino agli aspetti meno conosciuti di un pugile come Rocky Graziano,  non esiste infatti una serie di scatti che non assomigli ad una qualche sequenza di film: certo, la richiesta  della rivista di costruire un reportage con un chiaro senso narrativo è precisa ed a questo punto si può dire assolutamente propedeutica per il ragazzo del Bronx, che dimostra di non avere affatto incertezze nel fare il suo mestiere.


L’obiettivo della sua fotocamera sottolinea e dunque congela le vicende di un’umanità terribilmente legata alla propria condizione sociale trasformandola – ed è qui che sta tutta la grandezza di quel regista in potenza – in un enorme cast di attori pronti a rappresentare più o meno forzatamente il copione della propria esistenza; avvicinandosi alle amare conclusioni di uno dei più geniali aforismi di Oscar Wilde – “la maggior parte degli uomini sono costretti a recitare parti per le quali non hanno nessuna inclinazione: il mondo è un palcoscenico, ma i ruoli sono mal distribuiti”  – l’occhio di Kubrik registra sui sali d’argento l’amarezza, ma a volte, perché no, persino la bellezza di essere interpreti – non solo padroni – della nostra vita.

Le nostre case diventano così dei veri e propri set, le nostre finestre una fonte di luce per scene da interno giorno, le scale dei nostri palazzi più che una semplice struttura  un luogo perfetto per piegarsi ed inchiodare da una prospettiva insolita e vertiginosa la nostra immagine. Tutto ciò che ci circonda insomma contribuisce a descriverci permettendo a quella mente già così vulcanica di sommare immagini per ottenere una sorta di cortometraggio.

Se poi uno volesse fare il gioco delle somiglianze, potrebbe facilmente leggere in certe inquadrature ed in certe scelte stilistiche i prodromi della produzione cinematografica di Kubrik. Come dire, era già tutto previsto.

max mutarelli

dal 6 maggio al 12 giugno 2011

“Fotografia europea – Verde, bianco, rosso”

a cura di Elio Grazioli

Chiostri di San Pietro 44/c

42121, Reggio Emilia

Orario: da martedì a venerdì 21-23; sabato, domenica e festivi 10-23. Chiuso il lunedì

Ingresso: intero 10 euro, ridotto 7 euro

dal 7 maggio al 24 luglio 2011

Stanley Kubrick

“Visioni e finzioni (1945-1950). Cinque anni da grande fotografo”

a cura di Rainer Crone e Wouter Wirth

Palazzo Magnani

Corso Garibaldi, 29

Reggio Emilia

Orario: dal 7 al 15 maggio 10-23; dal 16 maggio al 3 luglio 10-13/15.30-19; dal 4 al 24 luglio 16-23. Chiuso il lunedì.

Ingresso: biglietto intero 7 euro, ridotto 5 euro, studenti e scuole 4 euro.

Info: info@palazzomagnani.it; www.palazzomagnani.it; tel. 0522-454437

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