MOBY IN TOUR, TRA MUSICA E FOTOGRAFIA

di - 27 Luglio 2011

Sì, avete capito bene, Moby, la star della musica elettronica internazionale, ha impugnato la macchina fotografica nel tentativo di raccontare il fenomeno disorientante del “touring”, del fare tournée. Nessuna virata professionale in atto. Il musicista newyorkese (Harlem, 1965), che dopo una breve fase musicale legata al sound post punk si è fatto meglio conoscere per i suoi dischi di musica elettronica da milioni di vendite (memorabili i pezzi “Why does my heart feel so bad?”, “Porcelain”, “We all are made of stars”), ha solo deciso di dare spazio ad un’altra arte. La fotografia d’altronde non è affatto estranea al percorso formativo del musicista. Richard Melville Hall, diretto parente del celebre Melville autore di “Moby Dick”, prima di diventare Moby, ha preso una laurea alla facoltà di cinema e fotografia presso il Purchase College della State University of New York, ed è sempre stato appassionato di reflex fin da quando suo zio, fotografo del New York Times, gli regalò una macchina fotografica all’età di nove anni.

Un ricordo che Moby ha condiviso con gli invitati all’evento esclusivo preparato per la tappa romana di presentazione del volume Destroyed (Damiani editore) del 25 luglio scorso, ideata e organizzata nello spazio dell’Open Colonna dalla Associazione Obiettivo 2013. Il clima della serata era della serie “party di compleanno”, (solo 50 gli invitati per la cena). Festeggiato, il magrissimo artista, in vestito casual, scarpe da ginnastica e maglietta di cotone a maniche lunghe.

Dopo una presentazione “flash” del volume, con un’introduzione di Massimo Cotto, a cui è seguita un’ilare auto presentazione di Moby che si è rivolto agli ospiti in spagnolo, tutti a godere del pasto vegano preparato dallo chef Antonello Colonna per i commensali (l’artista, vegano incallito, avrebbe richiesto espressamente un menù di sole verdure). Proiettate sulla parete a vetri dell’Open Colonna le 55 immagini di Destroyed e un video girato dall’artista.

Aeroporti, camere d’albergo, scorci urbani, panorami scattati dal finestrino di un aereo, affiancate dal fragore della folla durante i concerti, immagini che esprimono appieno l’idea di solitudine e di straniamento del lavoro dell’artista, fil rouge del libro fotografico. Difficile, in questo senso, non citare i  “non luoghi” dell’antropologo Marc Augé, per descrivere il lavoro fotografico del musicista.

Come dichiara Moby stesso “Fare tour è un’esperienza disorientante, per tutta una serie di fattori: a) un’esistenza costantemente nomade e randagia; b) gli spazi anonimi (camere d’albergo, aree backstage, aeroporti); c) l’isolamento totale (camere d’albergo) alternate all’immersione in un mare di persone; d) il fatto di occupare sempre spazi artificiali creati da altri (…)”.

Il titolo del libro, Destroyed, è la parte finale di un cartello luminoso di sicurezza che diceva: Unattended luggage will be destroyed (Il bagaglio non ritirato verrà distrutto. N.d.T.). Insegna che Moby ha fotografato nel deserto aeroporto La Guardia di New York e che ha scelto come immagine di copertina del libro.

L’artista spiega “Uno degli obiettivi dei miei scatti è cogliere il normale e presentarlo come eccentrico, e cogliere l’eccentrico presentandolo come normale”. Tra i fotografi che più lo hanno ispirato c’è Andre Kertesz, uno degli innovatori della fotografia contemporanea della metà del secolo scorso, che dimostrò quanto qualsiasi aspetto del mondo meriti di essere fotografato. Altri fotografi, più recenti, come Sally Mans e Wolfgang Tillmans hanno allo stesso modo influenzato la ricerca creativa di Moby. Le fotografie sono state scattate con una macchinetta digitale, poi editate con il progamma Lightroom “un Photoshop per gli stupidi” ha dichiarato Moby, che aggiunge “le fotografie sono state scattate casualmente, senza l’idea di un libro”.

Il mood intimo della fotografie viene totalmente riflesso nel sound delle musiche dell’album, eleganti e acustiche rispetto a quelle tecno che più caratterizzano l’opera di Moby. “I pezzi musicali e gli scatti – dichiara l’artista – sono stati realizzati nello stesso periodo, e hanno tratto ispirazione dal mondo bizzarro e sublime del tour.” 15 tracce per un disco di “morbide” sonorità di cui gli invitati hanno potuto godere a fine cena in un breve live concert dell’artista accompagnato dalla straordinaria cantante londinese, Joy Malcolm.

a cura di rebecca vespa

lunedì 25 luglio 2011 mostra temporanea e presentazione del libro

Destroyed di Moby

Damiani editore

Open Colonna (Palazzo delle Esposizioni, Roma)

www.moby.com

www.obiettivo2013.it

www.damianieditore.it

Tappe mostra:

dal 10 maggio al 26 giugno 2011, NYC

dal 18 maggio al 19 giugno 2011, Londra, Proud Gallery

dal 19 maggio al 4 giugno 2011, Ghent (Belgio) A&Gallery

dal 21 maggio al 27 maggio 2011, Berlino MADE Gallery

dal 2 maggio al 4 giugno 2011, Parigi, Colette

dal 17 maggio al 7 giugno 2011, Milano, Antonio Colombo Arte Contemporanea

dal 1 giugno al 13 giugno 2011, Amsterdam – Galerie Alex Daniels

dal 21 luglio al 28 luglio 2011, Bologna, L’Inde Le Palais

dal 10 settembre 2011, Los Angeles, Kopeikin Gallery

[exibart]

Visualizza commenti

  • Quando uno è già lanciato in un ramo ci mette poco a sfondare anche in altri.
    Guarda Andy. In un filmato dice che molti discrimnano chi fa musica dicendo che un nusicista non può fare arte e che quindi lui ha dovuto combattere per riuscire ad emergere come pittore. La verità è che sue "figurette pop" a campiture di colore sono di una pochezza disarmante e che lui è lì solo perché è "Andy dei Blu Vertigo" e il suo critico di fiducia (Luca) è anche critico musicale!

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