Una passione per i viaggi, per l’avventura; a seguito delle Parigi-Dakar o del conflitto Afgano, non importa. L’importante era esserci: fotografare, documentare e testimoniare.
Era in Palestina per conto del Corriere della Sera, testata con cui collaborava da tempo, ed è stato ucciso da una raffica di mitra partita da un tank isdraeliano. Si sa, in guerra si muore, ma quando muore un giornalista l’esperienza ci insegna che non sempre è per caso, cosi’ come non è un caso se stessa giornata siano stati feriti altri due giornalisti., ed a lui un triste primato: essere il primo giornalista straniero ucciso dall’inizio dell’intifada.
Lo volgiamo ricordiamo con alcune immagini e l’indirizzo del suo sito “Postcards From Hell“ in queste ore inaccessibile a causa dei numerosi accessi.
E’ profonda la commozione e rabbia per quanto accaduto, e ci piace chiudere con una lettera, ricevuta da poco da Michele Vacchiano. Michele è un noto professionista della fotografia, autore di libri e manuali, nonché amico di Raffale.
Maurizio Chelucci
Il fotografo Raffaele Ciriello è morto. Lo ha ucciso questa mattina una scarica di mitra partita da un tank israeliano. Lo ha raggiunto in pieno petto mentre si sporgeva per fotografare.
I suoi assassini dicono che stavano rispondendo al fuoco nemico. Le solite menzogne militari. In realtà sappiamo tutti come si può reagire di fronte a un minimo movimento sospetto quando si hanno vent’anni (o quaranta, poco importa), una mitragliatrice fra le mani e i nervi a fior di pelle.
Raffaele era un reporter di guerra. Della guerra conosceva gli orrori e cercava di renderli noti a una società opulenta troppo distratta e pigra. Le sue “Postcards from hell” (cartoline dall’inferno) valgono più di mille parole.
Raffaele è rimasto vittima di un conflitto assurdo, forse il più atroce e assurdo di tutti i tempi, portato avanti da entrambi i contendenti con una disperazione e una paura che hanno reso e rendono possibili gesti inumani, stragi insensate, persecuzioni che si sperava fossero rimaste indietro, in un secolo nefasto ormai finito. E invece.
Raffaele ci ha raccontato l’Uganda, l’Afghanistan, la Cecenia, e da ciascuno di questi luoghi ha riportato volti, storie e immagini che troppo in fretta abbiamo dimenticato.
Quella parodia dell’informazione che sono i media italiani non ci ricordano abbastanza che cosa sta succedendo poco lontano da noi e in questo modo il lavoro di gente come Raffaele, come Ilaria Alpi, come Maria Grazia Cutuli rischia di perdersi nell’indifferenza generale, fra le notiziole di cronaca nera e le beghe da ballatoio dei nostri parlamentari.
Raffaele ha dimostrato che cosa si può fare con la fotografia: forma d’arte e di comunicazione al tempo stesso, paragonabile forse soltanto alla musica per la sua capacità di esprimere nel breve istante della percezione lo stato d’animo dell’artista, il suo atteggiamento di fronte a ciò che riprende.
Alla moglie e alla figlia di Raffaele esprimiamo tutto il nostro cordoglio e la nostra vicinanza nel dolore.
A te, Raffaele, non possiamo dire che grazie.
Oggi ci sentiamo tutti un po’ più orgogliosi di essere fotografi.
Michele Vacchiano
[exibart]
Dall'assenza alla Biennale di Venezia alla ricerca del posto fisso: pensiero debole e sopravvivenza economica sono i nodi della crisi…
Scultore della percezione e dello spazio, Remo Salvadori è morto a 79 anni: una carriera internazionale, tra la Biennale e…
Contemporanea 2026 ha coinvolto 32 gallerie romane con mostre, aperture speciali e itinerari tra centro storico, Ostiense, San Lorenzo ed…
Per la 61. Biennale d’Arte, l’artista nordirlandese Mark Francis trasforma il Tana Art Space di Venezia in un dispositivo sinestetico…
Non solo K-Pop e K-Beauty: la nuova Biennale dell’Hangeul trasformerà la città di Sejong in un museo a cielo aperto,…
Astronauti, paesaggi alpini e giardini notturni nella mostra personale di Yuri Catania visitabile presso la Casa comunale Val Mara di…
Visualizza commenti
Mi unisco al dolore della famiglia di Raffaele Ciriello, bravo fotoreporter.
Maria Pezzica
Mi unisco a Maurizio e Michele nel dolore che segue la scomparsa di Ciriello. Ancora una volta possiamo pensare che, a volte, la passione per la propria professione può vincere la paura. Grazie Raffaele.