Maria Lax, Some Kind of Heavenly Fire
“Some Kind of Heavenly Fire”, pubblicato dalla casa editrice Setanta Books, raccoglie il progetto fotografico di Maria Lax, fotografa che vive e lavora a Londra e vincitrice del prestigioso Premio “Female in Focus 2019” (“Single Image Category”).
Lax proviene da una piccola cittadina, «selvaggia, scarsamente popolata» e profondamente religiosa. Il libro è costituito da una serie di tasselli: dai racconti dei locali alle fotografie dell’archivio giornalistico, dagli album fotografici di famiglia agli importanti scritti del nonno, il quale ha raccolto una serie di testimonianze sugli avvistamenti degli alieni. Il nonno di Lax, fondatore del giornale locale, desiderava scoprire la verità.
Intervistando i cittadini, Lax si è resa conto che le storie erano tutte piuttosto simili: luci silenziose, pulsanti e colorate che seguono macchine e persone che camminano verso casa sole o bagliori che svegliano le persone nel cuore della notte.
I primi avvistamenti Ufo nell’area si sono verificati negli anni ’20, ma un momento cruciale sono stati gli anni ’60 e ’70, durante il boom dell’industrializzazione, quando ci fu una considerevole migrazione verso le città. I locali lo ricordano come un momento doloroso. Gli alieni erano una sorta di speranza tra la disperazione e l’incertezza. Un intervistato racconta: «Ricordo di essermi svegliato una notte e che la stanza fosse inondata di colori meravigliosi. Sapevo fossero alieni, ma non avevo paura. Sapevo non volessero farmi del male».
“Some Kind of Heavenly Fire” fa riferimento ad una narrazione contenuta nel testo del nonno riguardante un’anziana donna, la quale ha supposto di aver visto, in una fredda notte di inverno, una foresta in fiamme, quello che vide fu «Una specie di fuoco celeste».
Le fotografie rappresentano i luoghi dell’infanzia di Lax. Per l’artista, vissuta tra Finlandia, Stati Uniti e Svizzera, la sua cittadina natia ha rappresentato una certezza, nonostante sia sempre alla ricerca di «un posto da poter chiamare casa». Scattando ha avuto modo di conoscere il suo passato e quello della sua famiglia: il suo progetto è espressione artistica di una ricerca profondamente intima.
Il buio, presente in Finlandia per una buona parte dell’anno, è stato una grande sfida per Lax, «Ho deciso di abbracciarlo e ho sentito che l’assenza di luce naturale mi ha permesso di sperimentare con le mie immagini».
E ancora: «Volevo riempire l’oscurità di colori».
Il background cinematografico di Lax è visibile nell’estetica delle sue fotografie. Conosciuta per i suoi colori e per le tecniche sperimentali utilizzate, Lax si ispira al cinema e a scenari come quelli di “E.T.” e “Jurassic Park”. Addirittura, il libro recentemente pubblicato, doveva essere lo storyboard necessario a realizzare un film. L’artista non ha voluto dare una risposta o una spiegazione al fenomeno degli avvistamenti alieni: «Ho cercato di mantenere una narrazione ambigua e spero che chiunque veda queste immagini possa avere la propria versione dei fatti, la propria verità su questa piccola città con un grande segreto».
Le fotografie possiedono una loro magia. Sono aliene, mai alienanti. Atemporali, mai nostalgiche: «Con il buio finlandese è come se la notte ti desse la libertà di esplorare la banalità delle cose, alle quali raramente doni attenzione alla luce del giorno».
L’artista crede che il progetto sia stato per lei un processo verso la guarigione, in una perfetta fusione tra realtà e fantasia.
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