Categorie: Fotografia

Letizia Battaglia, il gioco e il dramma del mondo: la mostra a Forlì

di - 3 Novembre 2025

Letizia Battaglia. L’opera 1970-2020 è la mostra dedicata all’artista scomparsa nel 2022 e curata da Walter Guadagnini. Dopo le due tappe francesi approda in Italia, al Museo Civico San Domenico di Forlì, arricchita da scatti inediti e dai giornali per cui Letizia Battaglia prestò la sua penna e il suo grandangolo.

L’allestimento blu esalta l’iconico bianco e nero e ripercorre la carriera della fotografa. Si parte dalla parentesi milanese dei primi anni Settanta, in cui Battaglia testimonia un cambiamento epocale: le nuove generazioni stravolgono il rapporto con il corpo e con il sesso, rifiutando di vivere l’uno e l’altro con senso di colpa. Un’indagine che ricorda Comizi d’amore di Pasolini; i due frequentano non a caso gli stessi ambienti culturali e nel 1972 Letizia Battaglia ritrae il regista durante un intervento al circolo Turati.

Letizia Battaglia Pier Paolo Pasolini al Circolo Turati. Milano, 1972 © Archivio Letizia Battaglia

Gli scatti di questi anni trasmettono un senso di sfida, ma anche di libertà e fanciullezza. Immortalate dalla Minolta di Battaglia, le donne non temono il proprio corpo ma lo esibiscono con fierezza per le strade di Milano o di Bologna.

Nel 1974 Battaglia fa ritorno in una Sicilia segnata dai conflitti interni che spaccano la mafia. Palermo è ora il soggetto principale: la criminalità e la miseria, ma anche la profonda dignità dei suoi abitanti. Battaglia mostra la povertà estrema delle famiglie costrette a vivere in case senza luce e acqua, e lo sfarzo dell’alta società, coi suoi gioielli, le pellicce di volpe e i guanti di pizzo.

«Consiglio di fotografare tutto da molto vicino, a distanza di un cazzotto, o di una carezza»: la mostra si apre con questa sua citazione che ne riassume il credo: per migliorare la realtà bisogna immergervisi, per quanto feroce essa sia.

Letizia Battaglia L’arresto del feroce boss mafioso Leoluca Bagarella. Palermo, 1979 © Archivio Letizia Battaglia

E lei ci si è immersa eccome, e i cazzotti li ha ricevuti davvero, come racconta nel documentario al termine della mostra: durante l’arresto di Leoluca Bagarella, uno dei corleonesi più feroci, lui le sferra un calcio. Letizia Battaglia ha assistito in prima persona ai grandi morti e ai grandi arresti, al dolore delle vedove, alla rabbia dei catturati, senza nascondersi dietro l’anonimato di un teleobiettivo, ma puntando la macchina dritta in faccia ai protagonisti.

In questi scatti ancora si sente il tonfo dei corpi che cadono, sorpresi in un giorno qualunque, sparati mentre facevano colazione in un bar, mentre andavano a messa o a comprare i cannoli. Questi corpi, però, sono inquadrati da lontano: lo sguardo si allarga fino a includere i luoghi del delitto. Nessun sensazionalismo, solo l’ordinarietà della violenza.

Letizia Battaglia Domenica di Pasqua. La tradizionale corsa in cui gli uomini seguono il Cristo Risorto. Ribera, 1984 © Archivio Letizia Battaglia

Nel 1985, con l’ottenimento di un importante premio per la fotografia sociale, si apre un’epoca più internazionale per Letizia Battaglia. Anche dall’altra parte del pianeta, lei affronta questa fase specchiandosi nei suoi soggetti: «Io divento il mondo e il mondo diventa me». Scopre così che l’amore, le feste e la crudeltà si somigliano ovunque, e ancora una volta ci presta i suoi occhi per mostrare i miracoli nascosti nel quotidiano.

Letizia Battaglia Il giudice Giovanni Falcone ai funerali del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia. Palermo, 1982 © Archivio Letizia Battaglia

Nel 1992, dopo aver coraggiosamente scelto di guardare il male negli occhi, Letizia Battaglia decide di distogliere lo sguardo. Dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui muoiono i giudici Falcone e Borsellino, non riesce più a guardare. Il suo impegno per la comunità palermitana non si spegne, ma si sposta su altri canali: una ricerca più intima, politica e culturale.

Infine, reagisce a tutto quel dolore respirato durante la sua vita. Mostra il territorio palermitano nudo e placido, il cemento e il mare, spogliati della presenza umana che aveva dilaniato la città. Torna inoltre a ritrarre il corpo femminile, non più come strumento di lotta politica ma nella sua purezza e sacralità, trasformandolo in un contraltare della morte.

Letizia Battaglia Quartiere Cala. La bambina con il pallone. Palermo, 1980 © Archivio Letizia Battaglia

Visitabile fino all’11 gennaio 2026, la mostra racconta una figura imprescindibile della fotografia italiana e una realtà, quella della mafia, che ancora ci riguarda tutti. Quella esposta in queste sale è una fotografia dei paradossi, riflesso di una realtà dove i bambini giocano con le pistole e in piazza o ci si sposa o si muore sparati.

Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi
Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi
Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi
Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi
Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi
Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi
Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi
Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi
Letizia Battaglia, L’opera 1970 -2020, veduta della mostra, Museo Civico San Domenico, Forlì, 2025, Ph. Emanuele Rambaldi

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