Categorie: Fotografia

L’immagine come racconto intimo: Claudia Corrent e Ci Demi al Festival di Fotografia a Capri

di - 13 Settembre 2025

La Fondazione Capri ha annunciato i vincitori dell’Open Call della XVII edizione del Festival di Fotografia a Capri 2025 – La storia siamo noi: Claudia Corrent e Ci Demi, selezionati tra 177 candidature arrivate da 37 Paesi, con oltre 2600 fotografie inviate. Dal 14 settembre al 12 ottobre, nel Chiostro Piccolo della Certosa di San Giacomo, i loro progetti saranno presentati in una mostra a cura di Denis Curti, con il supporto di instax Fujifilm e la collaborazione del Ministero della Cultura – Musei e Parchi Archeologici di Capri.

Due percorsi tra visibile e invisibile: i progetti dei vincitori del Festival di Fotografia

Entrambi i progetti vincitori scelgono la fotografia come linguaggio estetico che si fa strumento per indagare la memoria, la fragilità e il rapporto con la realtà. «Gli artisti usano la macchina fotografica come un talismano delle relazioni, andando oltre la sola dimensione estetica delle immagini», ha sottolineato il curatore.

Claudia Corrent, All’ombra simile o a un sogno, Casa, Festival di Fotografia Capri 2025

Nata nel 1980 e laureata in Filosofia dei linguaggi della modernità a Trento, Claudia Corrent vive tra Venezia e Bolzano. Ha esposto in istituzioni come Palazzo delle Esposizioni, MAXXI, Camera di Torino e collaborato con testate internazionali. Dal 2024 insegna Fotografia Digitale all’Accademia di Belle Arti di Venezia. La sua ricerca si concentra su paesaggi interiori e archivi come luoghi di memoria collettiva.

Claudia Corrent, All’ombra simile o a un sogno, Donna, Festival di Fotografia Capri 2025

All’ombra simile o a un sogno di Claudia Corrent prende le mosse da un verso dell’Odissea in cui Ulisse tenta invano di abbracciare l’ombra della madre. Realizzate attraverso chimigrammi e integrate con fotografie d’archivio, le sue immagini evocano quella tensione privata, intima ma anche condivisa, tra desiderio e dissolvenza, sogno e veglia, in cui archetipi collettivi si intrecciano a paesaggi mentali sospesi. Sono immagini che sfuggono e riaffiorano, come ricordi persistenti, ampliando la riflessione ai temi dell’identità e della natura stessa dell’immaginazione.

Claudia Corrent, All’ombra simile o a un sogno, Roccia, Festival di Fotografia Capri 2025
Claudia Corrent, All’ombra simile o a un sogno, Uccelli, Festival di Fotografia Capri 2025

Ci Demi vive a Istanbul, città dove è nato nel 1986 e ha studiato Lingua e Letteratura italiana. Ha presentato i suoi lavori a Les Rencontres d’Arles e al Pera Museum, con pubblicazioni su Foam Magazine e British Journal of Photography. Nel 2022 ha pubblicato il libro Şehir Fikri, un ritratto spettrale di Istanbul ispirato al mitico scrittore Geroge Perec. La sua ricerca esplora la psicogeografia urbana, intrecciando autobiografia e documentazione.

Ci Demi, Unutursan Darılmam, Festival di Fotografia Capri 2025
Ci Demi, Unutursan Darılmam, Festival di Fotografia Capri 2025

Con Unutursan Darılmam. No Offence If You Forget (2018–2024), Ci Demi porta lo spettatore all’interno di un’esperienza segnata dalla depressione e dal disturbo bipolare, vissuta nella città turca. Le sue fotografie catturano momenti di vita quotidiana della metropoli, restituiti come riflessi di un tumulto interiore: scene serene o inquietanti, spesso attraversate da una tranquilla tensione cromatica. Il lavoro trasforma la città in specchio di una mente in lotta tra alienazione e resilienza.

Ci Demi, Unutursan Darılmam, Festival di Fotografia Capri 2025
Ci Demi, Unutursan Darılmam, Festival di Fotografia Capri 2025

Un festival che forma e coinvolge

Accanto alla mostra, la Fondazione Capri ha promosso un percorso di educazione fotografica rivolto agli studenti del Liceo Axel Munthe di Anacapri, in collaborazione con la Galleria Still di Milano. Il laboratorio, guidato da Davide Esposito, con la supervisione dei docenti Maria Rosa Balsamo e Rosario Ruggiero, ha invitato i giovani a riflettere sul concetto di confine. Le immagini finali, caratterizzate dall’assenza della figura umana e dalla presenza di oggetti quotidiani, mostrano come la fotografia possa essere linguaggio di sottrazione e di autorappresentazione.

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