Avrebbe dovuto chiamarsi Mi-To , nelle intenzioni dell’artista, l’esposizione in corso alla galleria Plurima di Udine: per il soggetto, il cantiere dell’autostrada Milano-Torino, innanzi tutto. E poi perché indubbiamente “mitico” –nel senso originario e poetico del termine– è lo sguardo proteiforme di Ulrich Egger (San Valentino alla Muta, Bz, 1959).
L’artista, attualmente attivo a Merano ma formatosi come scultore a Firenze, ha lavorato a lungo per creare presenze che hanno la forza dei contrasti irresoluti eppure naturali come quelli esistenti tra il pieno e il vuoto, la natura e l’artefatto, il caldo e il freddo. Contrasti sempre risolti in costante rapporto -come nota in un catalogo Letizia Ragaglia- con lo spazio circostante. Un rapporto che nel tempo Egger è venuto raffinando e concentrando nella giustapposizione/unione tra forme, stili e materiali, avvicinandoli il più possibile in ciò che tra loro è più prossimo. Disegno e colore, fotografia digitale e scultura, immagine piatta e sbalzo o, ancora, immagine ridotta a forme e forme ridotte a immagine. Attuando spesso una riduzione formale che non è mai appiattimento.
Egger è venuto costruendo un equilibrio raffinato di aggiustamenti percettivi, inevitabilmente attraenti per chi osservi i suoi “sopralluoghi”. Il soggetto-cantiere fedelmente ritratto nell’immagine digitale presenta ora maggiore, ora minore, “realtà” rispetto alla giustapposizione materica, “reale” nella dimensione dello spettatore (l’hic et nunc). I contorni della fotografia digitale si sfaldano nei pixel visti da vicino, ma il metallo sporgente, le sue linee e i suoi spigoli non esisterebbero se non proprio in relazione a questi medesimi e incerti contorni. Il tempo e lo spazio di una dimensione sfociano nell’altra, e lo spettatore è chiamato a fare da tramite, ripercorrendo il lavoro dell’artista.
Un lavoro che conduce alla scelta tra realtà di pari valore. Ma una scelta solo apparente visto che l’interrogativo rimane inevitabile. Proprio come accade davanti a Sopralluogo 2 , quando l’attrazione prospettica diventa fortissima, quanto la tentazione di distogliere lo sguardo. Esattamente come accade di fronte alla verità da cui non è possibile sfuggire.
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mostra visitata il 18 novembre 2003
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