Quella presente nei dipinti di Alessandro Livotti (Udine 1917-1923) è una figuratività essenziale, a tratti grottesca e caricaturale, con la quale l’artista rappresenta, in modo efficace, le condizioni di vita delle classi più deboli, alle quali lui stesso sente di appartenere. Caporali e potenti, rigidi e pomposi nei loro eleganti vestiti, sono raffigurati come piccoli tiranni, servizievoli nei confronti dei più forti e arroganti verso i deboli. Tali tematiche
Le sue figure, disposte sulla tela come burattini senza fili, diventano drammatiche comparse grazie anche alla semplificazione delle forme, alla spigolosità e sproporzione di alcune parti del loro corpo. Quasi tutti i personaggi dipinti da Livotti sono maschili, uomini privi di capelli, con occhi a punta di spillo e grandi nasi. Lineamenti sui quali ha sicuramente influito Pablo Picasso.
Di frequente in questi dipinti s’incontrano anche didascalie, piccole frasi che, a seconda dei casi, possono essere sarcastiche o semplicemente descrittive. A volte le lettere sono tutte scritte alla rovescia, com’è frequente nei mancini. Come nel dipinto intitolato Suggerimento, nel quale una figura suggerisce ad un’altra “… non rompere mai le scatole a nessuno…”.
Nei dipinti dell’artista udinese gli sfondi sono sempre essenziali, anonimi, e solo raramente ospitano architetture che, quando ci sono, raffigurano monumenti o luoghi della città natale dell’artista. Livotti dipinge sempre utilizzando pochi
L’espressionismo presente nei dipinti di questo autore è forse più rilevabile nella dissacrante ironia con cui presenta un certo tipo di personaggi che non nel modo di realizzare la figura umana, come detto essenziale e quasi caricaturale. L’artista si sente vicino al popolo e questa sua appartenenza gli consente di tratteggiare con un’ironia, che però non è mai feroce, alcune delle più banali vicende umane.
Livotti è stato probabilmente uno dei maggiori pittori friulani del Novecento, purtroppo molto poco compreso dal mondo culturale e istituzionale e dal pubblico.
elena londero
mostra vista il 20 febbraio 2003
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