Ghirardelli, Bratusa, Garbin: ritornano i laureati della I edizione di Multimeridjan, biennale di arti figurative inaugurata nel 2002 a Pola, quale segno della costruzione europea in atto ma ancora prima punto d’incontro e scambio in nome dell’universale espressione artistica.
Scambio, quindi, e confronto, dove pur nelle differenze dei percorsi è sempre una ricerca artistica che nel momento in cui indaga sgorga insieme come espressione; e che mentre evita concessioni facilmente fruibili realizza una pienezza che attrae.
Proprio il livello raggiunto dai tre artisti fa lamentare la carenza dello spazio espositivo, la piccola e poco illuminata Casa della Confraternita, dove –seppur le tele e le sculture non falliscono la comunicazione– il risultato è sacrificato. Da lamentare altresì la
Alessandra Ghirardelli (Latisana 1972) propone tre opere, una tela della serie I… (una donna in ginocchio in costume verde ritratta fino al mento e pronta ad abbandonarsi al riguardante), uno dei suoi Animals (il panciuto corpo bianco, quasi di orsacchiotto, che si dà come assenza e ferita, per la mancanza della testa e le apparenti imperfezioni che invece sono spiragli al buio interiore), e un’installazione (ancora orsacchiotti, ma piccoli e di cera, bianchi e verdi, a comporre un tappetino di benvenuto con la scritta “I hope”; forse l’opera più compiacente e in certo modo debole).
Dello sloveno Mirko Bratusa (Negova 1963) è, invece, una serie di teste bronzee, in cui Arte e Natura realmente si fondono lasciando le tracce nella modellazione ancora percepibile sulla superficie – quasi ancora in atto – e nelle foglie delle piante – che
Il croato Aleksandar Garbin (Rovigno 1955) presenta grandi tele animate da sagome vuote o piene di animali – di quelle con cui si gioca da bambini– che viaggiano tra il decorativismo arioso di una delicata tappezzeria, il gioco di un bambino che scopre forme e colori e non se ne sazia, e lo studio del cartografo che crea poli e agglomerati di sagome quasi puntandoli con bollini rossi. Insieme c’è sempre una libertà che si offre come sotterranea sorgente da cui le figure sembrano sgorgare (si veda la sovrapposizione delle tele).
maddalena dalla mura
mostra vista il 30 settembre 2003
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