E’ il FUNtastico mondo di Wolphy protagonista dell’allestimento di Emanuela Biancuzzi, che aggiorna il pubblico in merito alle ultime vicende del cagnolino, vendicatore degli animali oppressi. Per lui l’artista ha creato un mondo in cui si possono squartare i macellai, torturare i vivisettori, sparare ai cacciatori e fare salsicce della depravata umanità che indossa pellicce, mangia carne e maltratta le specie più deboli senza farsene pensiero alcuno. In esposizione sono visibili anche i lavori grafici realizzati a Lubjana, dove la Biancuzzi si è recata lo scorso inverno come vincitrice della borsa di studio degli Amici della Spazzapan.
Dopo l’emissione filatelica, il conio delle monete, l’analisi demografica (tenutasi a Topolò), il mondo di Wolphy, aderente alle Fantastic United Nations (FUN), ha dunque ulteriormente proceduto nella sua definizione con l’istituzione dei tribunali e l’emissione delle sentenze. E le sentenze parlano chiaro nella serie grafica dall’artista realizzata in sette stazioni, in ognuna delle quali ogni pena umana è commisurata al reato commesso contro il mondo animale.
Fulvia Spizzo ha invece elaborato un tema da tempo nel cassetto, cassetto che merita grande considerazione, perché ricco si presenta l’immaginario di questa artista che appunta, annoda, traccia, per poi stupire con riprese ed elaborazioni, che avvengono anche a distanza di anni. E questo è il caso delle gemelle Irvette, nate nei primissimi anni Ottanta e che da allora riflettono sui casi della vita e quant’altro utile a mettere a nudo il non senso del luogo comune. Interscambiabili, moltiplicabili quanto irriducibili nella loro visione ironica, le gemelle vivono in una dimensione fumettistica, resa a tratto, organizzata a striscia e nutrita da un carattere narrativo sottile e privo di grandi accadimenti, ma mosso da un accento analitico spietato. Oggi le gemelle Irvette hanno dilatato la loro dimensione attraverso una pittura che tratta del loro ambiente domestico. Interni, cassettiere e ancora armadi “morbidi e mossi” -come dice l’autrice- che costituiscono il luogo privilegiato del loro vivere. In memoria forse del cassetto in cui a lungo le gemelle recluse hanno maturato le loro riflessioni e la loro spassionata, irresistibile visione della vita.
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