L’uso dei colori unito a una particolare figurazione sono gli elementi che caratterizzano e identificano le opere pittoriche dell’artista Maja Vukoje (Düsseldorf, 1969), a lungo allieva di Maria Lessing.
Sempre centrale appare in questi suoi ultimi lavori la figura umana, o almeno le sue sembianze. La cromia, infatti, sembra decomporre e rendere inconsistenti i corpi e i volti dei soggetti ritratti. Le tinte, molto liquide e semitrasparenti, vengono spesso lasciate colare dall’artista con il risultato di tramutare i volti in maschere. Ma anche quando i colori sono saturi e vivaci –come càpita soprattutto in alcuni ritratti impostati su primi piani di matrice quasi fotografica– la definizione non aumenta. Ciò di cui si avverte l’assenza è la definizione psicologica che solitamente traspare dallo sguardo. La mancanza di questo elemento rende quasi impossibile qualsiasi lettura dei sentimenti o delle emozioni di questi personaggi che si tramutano così in semplici comparse.
Donne e bambini, che siano raffigurati ai bordi di una piscina o mentre stanno scendendo dalla scaletta di un aereo, appaiono dunque come tanti fantocci, esseri sintetici e privi di vita. La consistenza in parte riemerge, anche se mai completamente, negli sfondi e negli oggetti che circondano questi soggetti. Letti, case, mezzi di trasporto sembrano ancora ancorati al pianeta terra e appaiono soltanto all’inizio di questo processo di sfaldamento e perdita di corporeità che, invece, ha già completamente travolto ogni essere vivente. Ma l’artista non è certo nuova a questo tipo di tematica e ricerca. Impossibile non notare i collegamenti con altre sue opere del passato nelle quali protagoniste erano proprio delle bambole con la loro attonita e spesso sinistra fissità.
Infine, non casuale la scelta di designare tutte le proprie opere con un “Senza titolo”. Ancora un elemento, dunque, che nega identità e non fornisce indicazioni, preferendo un anonimato nel quale ognuno può liberamente leggere e interpretare ciò che preferisce. Non ultima la stessa storia biografica dell’artista, nata a Düsseldorf, poi trasferitasi a Belgrado, a sua volta lasciata per studiare a Vienna poco prima dello scoppio della sanguinosa guerra dei Balcani. Un conflitto le cui tragiche conseguenze, in primis la perdita di molte certezze, inevitabilmente hanno influenzato la visione degli eventi e, di conseguenza, le opere di quest’artista.
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