Forzatamentealverde è la sventurata condizione economica in cui è facile trovarsi in momenti di crisi. È questo il primo pensiero, lo confessiamo, ed è questo ciò che Nicola Toffolini (Udine, 1975) vuol farci pensare. Per poi godersi il piacere di prenderci un po’ per il naso, vittime di una realtà che è possibile dipanare con giochi linguistici paradossali. E di fatti l’economia non c’entra. Con i mattoni delle parole (così amava definire Sartre) l’artista costruisce infatti un edificio fantastico le cui ferree, scientifiche, regole sono necessarie per sopravvivere e far sopravvivere.
È così che costruisce dei box in acciaio (come Giù la testa vs Su la testa, già presentato alla personale dello scorso inverno alla galleria Lipanjepuntin di Trieste) in cui l’erba vegeta, viene innaffiata, cresce, e quotidianamente è rasata nel momento in cui il display digitale raggiunge lo zero. Il countdown è un angosciante preludio ad una situazione che ha in sé il peso dell’ignoto, mentre il momento dello sfalcio tende ad avere una valenza catartica e liberatoria -che chiude e conclude il cerchio biologico- con i fili verdi che cadono alla base del contenitore bianco, come residui a testimonianza dell’avanzare di un tempo scandito con rigore scientifico.
È il bianco contrastato dal nero profondo della china -in un ambiente espositivo in vitro, ricavato in una stanza buia dalle più ampie volumetrie- il protagonista dei disegni realizzati a china che si sviluppano su più tavole in sequenza (eccetto Regolare fino alla nausea). La disposizione ordinata dei lavori sulle pareti spiega la relazione di causa/effetto che dà senso alla serie.
Ecco quindi Tre pesi e tre misure in cui a tre diverse altezze di sfalcio corrispondono tre differenti mucchi d’erba e soprattutto Volo assistito per disperdere il seme caratterizzato, ancora una volta, dall’interazione tra elemento naturale e umano: un ventilatore agita un tarassaco che libera nel vento i semi del proprio soffione catturati da Toffolini uno per uno sul foglio, con un rigore utopico (e quasi ansiogeno). O aspettando, probabilmente, il soffio di qualche divertito visitatore.
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daniele capra
mostra visitata l’11 novembre 2005
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