Il taglio dell’immagine è sempre il medesimo: un primo piano frontale, da fototessera o foto segnaletica. Il volto, così fissato, è il semplice dato di partenza che precede all’intervento creativo vero e proprio, alla fine del quale l’immagine sarà completamente tramutata e decontestualizzata. Riguardo ai colori, ancora una volta Piermario Ciani sfrutta, attraverso un controllo digitale, la saturazione delle cromie tipografiche che, insieme allo stesso processo composit
Il procedimento, capace di creare esiti sempre diversi, si basa sulla divisione del volto in quattro o più parti. La scomposizione dell’opera è sempre di tipo geometrico e consente all’artista di intervenire, con il computer, in modo autonomo su ognuna delle singole sezioni. Magari sostituendo una parte del volto con immagini dello stesso particolare –naso, bocca o fronte che sia- riprese da distanze o angolature differenti. Ma non è una regola fissa. La sostituzione, infatti, può avvenire anche con particolari del volto presi da qualcuno o qualcos’altro.
In Antonio, ad esempio, il collage digitale affianca le due sezioni della parte superiore del viso, facendo coincidere il naso senza rispettare, invece, l’attaccatura dei capelli. La bocca, invece, è completamente celata e sostituita con quella estrapolata da un dipinto.
Questo tipo di interventi -a volte eclatanti, altre molto meno evidenti- non interferiscono, comunque, con la lettura finale del volto, che rimane sempre chiara e ben definita. Anche quando le metamorfosi cui è andato incontro il soggetto sono state numerose e hanno sostituito una buona parte del viso originario.
Il risultato è sempre di
In questa eterogenea carrellata di opere non mancano neanche alcuni autoritratti. In uno di questi Ciani si propone con una lente d’ingrandimento. Sorta di Sherlok Holmes, ma al contrario. Come, infatti, giustamente scrive Angelo Bertani nella sua introduzione al catalogo della mostra, “… il delitto perfetto a cui Piermario Ciani sta lavorando da anni è quello che consiste nel premeditare la scomparsa della propria immagine materiale, in vista della sua definitiva trasformazione in un essere virtuale sfuggente e polimorfo”.
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che schifo chemmefai !!!