Dopo il friulano Nata, nello Spazio FVG del Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin di Passariano, diretto da Francesco Bonami, è stato invitato l’autore triestino Serse Roma, ormai conosciuto a livello internazionale per i suoi disegni a grafite. Protagonisti scorci naturali o semplici dettagli, prima fotografati e poi resi quasi indistinguibili dal loro alter ego per l’assoluta fedeltà con cui sono stilati. Sempre molto presente l’elemento acqua, sia letta nel movimento continuo e ripetitivo delle onde, sia sulla superficie piatta e immobile di canneti o laghi.
Tutte visioni, dunque, che esulano da una percezione diretta del reale. E, proprio in questo, forse consiste il più profondo senso di queste immagini, prodotte con un sapiente procedimento tecnico che consente di sublimare e superare il dato oggettivo, entrando in una dimensione altra. Poetica, a tratti persino magica.
Appare centrale anche il rapporto dell’autore giuliano con la fotografia, sicuramente non semplificabile a mero strumento meccanico in grado di fornire al disegno un’ottima base di partenza per l’opera. Fondamentale il fatto che già questa, inevitabilmente -anche se spesso in modo poco percepibile- modifichi quella realtà che apparentemente andrebbe solo a riprodurre fedelmente. E lo fa attraverso l’isolamento (e il conseguente estraniamento) del soggetto inquadrato dal contesto in cui è inserito. O, ancora, con l’eliminazione del colore e la variazione del contrasto. Ma, soprattutto, riuscendo a sospendere e fermare soggetti altrimenti in continuo movimento. La fotografia è così già un primo filtro che rielabora e modifica proponendo una percezione differente anche da quella dell’occhio.
Un ulteriore elemento che accomuna questi disegni con la fotografia è l’utilizzo di un rigoroso bianco e nero che dona alle opere una straordinaria nitidezza ed essenzialità oltre che formale, anche cromatica. E’, inoltre, una scelta capace di mettere in luce anche la straordinaria capacità di disegnare di quest’autore, in grado di creare con la grafite un numero infinito di gradazioni di grigio.
Queste di Serse sono opere silenziose, nelle quali anche i movimenti più dinamici paiono sospesi e privati di ogni suono. Emerge così una visione della natura senza tempo e nella quale l’uomo è elemento assente, per nulla indispensabile.
elena londero
mostra vista il 6 novembre 2004
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