Seconda edizione di Fruz presso la project room della Comunale di Monfalcone. La formula è quella inaugurata la scorsa estate: un incontro ogni sera con ciascuno degli autori invitati ad esporre. Questa volta sono di scena i ragazzi (con meno di trent’anni) segnalati al concorso organizzato da Villa Manin. I lavori, nonostante la giovane età degli autori, sono piuttosto interessanti e testimoniano -una volta di più- il fermento artistico della regione.
È piacevole il colorato Per filo e per fiori di Alessandra Bincoletto (Spilimbergo, 1981), una sorta di taccuino di medio formato realizzato con stampa calcografica (a differenti matrici). Peccato che l’allestimento su un espositore cilindrico non aiuti a percepire gli elementi di continuità del segno e dei colori (il tratto nero, i fiori arancioni e blu) che si sarebbero apprezzati meglio mantenendo la naturale disposizione a fisarmonica dei fogli. Asciutto e poetico il lavoro di Claudia Cavallaro (Pordenone, 1982), che cattura su delle piccole tavolette quadrate montate su plexiglass le Germinazioni di piante, isolando con delicatezza gli elementi botanici su sfondo arancio. Mattia Del Moro (Tolmezzo, 1985) presenta una porzione di architettura di una sala d’aspetto in una visione di sfuggita, dai contorni indefiniti; curiosa ma efficace la soluzione di isolare l’elemento centrale della composizione tra due porzioni nere di tela. Essenziale e maturo il ricamo su poliestere di Sara Bellinato (San Vito al Tagliamento, 1980), in cui il filo nero traccia delle trame geometriche sulla vaporosa opacità del supporto, che cela in trasparenza porzioni del filo stesso.
Intensamente inquiete le tavolette di Paint disegnate da Elena Del Fabbro (Udine, 1976), in cui l’elemento psichico deborda per mettere in mostra, come dice nella presentazione del catalogo, “l’ossessione dei legami e dei rapporti”. Ricordano vagamente Matthew Day Jackson le quattro tavole a china di Paolo Zamolo (Tolmezzo, 1982), mentre i disegni a pennarello di Marina Ferretti (Pordenone, 1982), che ha alle spalle già tre Collettive alla Bevilacqua, ci raccontano -con uno stile volutamente infantile- di una città essenziale o ideale (My city?) in cui i fiori colorati sono grandi forse più degli edifici che stanno sullo sfondo. La città che tutti vorremmo.
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