Tredici cartoni dai colori vivacissimi e un’unica vera scultura compongono il recente lavoro di Giovanni Frangi (Milano, 1959). Il titolo di ogni opera conduce chi l’osserva in una direzione evocativa precisa che, nel suo ambito, lascia anche uno spazio all’immaginazione personale. È questo il caso di “Saint Moritz” (gennaio 2000), unico lavoro su carta marrone.
Come sottolinea Giovanni Agosti nel catalogo, “quasi tutti i cartoni di questa mostra sono stati realizzati nell’arco di una sola giornata”, differenza che li contrappone ai precedenti dipinti ad olio dell’artista che, a questo giro, si è servito di un’emulsione acrilica di produzione americana, il Primal AC 33. L’effetto di questo prodotto sulla carta bianca in “Bacini” (febbraio 2000) è particolarmente affascinante, per le sfumature di blu raggiunte.
La natura continua ad essere il tema comune alla maggioranza di queste opere, fra cui la più solare risulta essere “A occhi chiusi” (aprile 2000): un cielo giallo e rosa è attraversato da uno stormo di uccelli.
All’esterno, nel giardino della galleria Rubin, in mezzo al verde, c’è “Fiordifragola” (aprile 2000), scultura costituita da due tronchi, alti più di due metri e mezzo, fatti di rete metallica e rivestiti di bende e garze. Appena entrati la si nota ma, terminata la visione dei cartoni, si ripassa al suo fianco e, forse per il titolo dell’esposizione, ci si sofferma ancora su di essa.
Luca Gricinella
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