Insom Wongsam, primo artista concettuale tailandese, all’inizio degli anni ’60, viaggia con una Lambretta dalla Thailandia all’Europa: “Fly with me to another world” è un’installazione dedicata a lui e ai suoi viaggi. Navin Rawanchaikul ha costruito questa casa di cartone che, al suo interno, ospita foto, documenti, disegni e testimonianze sulla storia di quest’uomo che, arrivato a Firenze, riesce a coronare il sogno di una mostra personale. L’omaggio va oltre questo lavoro, in quanto Rawanchaikul sta ripercorrendo, con lo stesso mezzo di locomozione, le tappe di questo folle e ardito tragitto. I sei disegni esposti nella casa sono in vendita al miglior offerente così, con i soldi ricavati, l’artista potrà proseguire il suo viaggio verso Bologna, Firenze, Roma e Pescara. La piccola casa sembra un luogo momentaneo di riposo, che Rawanchaikul ha voluto costruire per dare maggior vigore alla ripresa del suo cammino: ogni centimetro delle pareti gli ricorda la “missione” da portare a termine.
Il video di Carlos Amorales, “Mutant Mask”, presenta una serie di bambini in kimono che gesticolano sul proprio viso, disegnandosi con le dita un’immaginaria maschera da wrestling.
L’artista messicano ha sviluppato il suo lavoro come un’indagine sull’uso dell’identità fittizia in ambiti diversi come l’arte, la politica e la lotta libera e, per questo, ha creato un personaggio mascherato con il ritratto del suo viso, chiamato Amorales. Presenti alla mostra anche i suoi disegni, fra cui alcuni che “fanno il verso” ai manifesti pubblicitari degli incontri di wrestling.
Nelle due tele di Bjarne Melgaard c’è un personaggio chiamato “Big Dicki” (…), che saluta e si presenta con il suo nome. Questo e altre figure ,dalle strane forme, sono protagonisti dei suoi lavori, dai colori elettrici. Le due illustrazioni di Nedko Solakov appartengono, invece, ad una narrazione più classica, anche se rivisitata. Infatti l’artista bulgaro crea storie fantastiche, e al limite del paradosso, corredate dai suoi disegni.
Una sala più piccola ospita le opere di Sislej Xhafa, artista kosovaro che vive a Pisa. “La clandestinità è un concetto sempre presente nel mio lavoro. In un certo senso si è tutti clandestini, ma per l’opinione pubblica questa parola ha un valore negativo. Più che altro io lavoro sui pregiudizi che riguardano la clandestinità[…]”. Un video documenta una sua performance: degli immigrati aspettano il proprio turno per violentare una donna. Gli uomini, seduti, hanno delle espressioni apatiche. Di fronte a loro il pubblico (lo si vede tramite uno specchio posto alle spalle di due “protagonisti”) si accalca, fotografa, riprende e ad intervalli quasi regolari applaude…
Luca Gricinella
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