La galleria Rubin presenta, per la prima volta in Italia, il lavoro recente dell’artista californiana, ma newyorkese d’adozione, Jennifer Bartlett.
Si tratta di venti opere astratte e figurative, in prevalenza di piccole dimensioni, costruite sulla ripetizione e la variazione di una serie d’elementi iconografici ricorrenti: case e alberi, punti e linee, ripetuti e combinati variamente per formare figure, texture e bersagli. La scelta cromatica varia dai toni più sgargianti a quelli più delicati, con preferenza per i colori vivi e accesi dal sapore pop.
L’artista utilizza spesso l’inserimento d’elementi eterogenei: piccole sagome di plexiglas a forma di casa o pezzi di legno (ancora i suoi soggetti preferiti) per formare sempre nuove combinazioni, secondo la prassi operativa della ripetizione differente.
Di notevole interesse la serie d’opere modulari realizzate su piccoli pannelli quadrati d’acciaio, sui quali è serigrafata una griglia. L’utilizzo della quadrettatura nasce dall’idea dell’artista di dipingere la matematica e la musica. La sua struttura rigorosa non è solo una modalità d’organizzazione dello spazio, ma diventa uno strumento narrativo, lo schermo dove si materializza la creatività della Bartlett che, con punti e linee, mai organizzate e uniformi, evoca figure e paesaggi. L’iconografia, il segno e il supporto quadrettato hanno un sapore infantile e ci riportano al mondo dei ricordi dell’artista, alla sua infanzia californiana che ricorre anche negli oli su tela di medio formato che raffigurano boschi, laghi e il mare.
Jennifer Bartlett è nata a Long Beach, California, nel 1941. Ha conseguito il Master in Fine Arts a Yale, studiando con artisti come James Rosenquist e Jim Dine.
La mostra è corredata da un interessante catalogo a cura di Joan Didion, con una ricca sezione fotografica e un’esaustiva scheda biobibliografica.
Rossella Moratto
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