Da quando le è stato negato un intervento reale sulla Basilica di S. Ambrogio, Maria Melloni (Milano, 1948) realizza virtualmente i suoi progetti, lavorando sulle foto che scatta ai monumenti storici. Di cosa si tratta? I tubi che formano il ponteggio degli edifici in costruzione o in restauro sono gli elementi fondamentali della sua opera. Nel “Rio dei barcarol” di Venezia, queste strutture metalliche ingabbiano i vecchi e a volte precari palazzi lasciandone intatta l’identità. Pierre Restany a proposito dell’artista milanese dice: “L’effetto che la Melloni vuol creare nella mente dello spettatore è di rivelazione, di illuminazione e, dunque, questo si può fare sottolineando il frammento di architettura considerato con gli elementi effimeri in una specie di contro – disegno tridimensionale.”
Nello spazio della Galleria Maria Cilena sono esposti, oltre alle foto in cui si mostra l’opera “finita”, anche i progetti che documentano la fase più creativa dell’artista e che diventeranno elaborazioni al computer.
Per il progetto “Ponte dei Sospiri” si può osservare un modellino, in cui dei veri spaghettoni sostituiscono i tubi metallici: nella foto, poi, le strutture diventano ancor più elaborate, dando valore e importanza a tutto lo spazio visibile. Fra gli ultimi lavori dell’artista, c’è la serie sull’Arena di Verona e la Cupola di San Pietro. Quest’ultima è attaccata da e a dei tubi che tendono verso il cielo e ne occupano la porzione che le fa da contorno: la foto ha un bel taglio e una luce, che, proiettando le ombre della struttura sulla cupola stessa, spiazza l’osservatore, confuso nel riconoscere un tubo “vero” da una sua proiezione. E, alla fine della visita, Maria Cilena mi rivela la sua speranza, condivisa dall’artista, di vedere, prima o poi, materialmente questi interventi.
Luca Gricinella
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