Claus Brunsmann (1964) espone trenta quadri astratti, di medio e grande formato, realizzati negli ultimi due anni. Il suo stile gestuale riprende i modi dell’Informale e dell’Espressionismo Astratto e ripropone un ritorno ai valori della pittura pura, rifiutando le tendenze figurative e le mode del momento.
L’artista respinge la pittura come mimesi: la figurazione impedisce la fruizione dell’arte nella sua specificità; rende il quadro pura illustrazione e ne autorizza una leggibilità superficiale, facile. La pittura, per Brunsmann, è pura visibilità: non un mezzo per rappresentare, ma per esprimere l’ineffabile, per affermare la propria visione soggettiva, le sensazioni personali attraverso la dialettica del colore.
Pittura essenziale, dunque, nella quale la comunicazione si dà unicamente attraverso i colori e il loro rapporto.
Colore e materia, masse cromatiche più o meno dense e sovrapposte, tracce di pennellate e segni che formano insiemi magmatici indistinti, nei quali si attua la dialettica tra toni chiari e scuri, luci ed ombre. La materia, distesa, anche se in alcuni punti si ispessisce acquistando una certa densità, e i colori, sovrapposti e mescolati, sembrano affiorare lentamente e creano una sensazione di movimento; è una pittura che richiede un tempo di lettura piuttosto lungo per decifrare l’opera nelle sue sfumature e nelle fluttuazioni delle masse cromatiche. L’artista predilige l’uso di colori complementari e utilizza una gamma di tonalità molto ampia e differenziata: dai quadri più scuri del 1999, nei quali predominano il nero, i grigi e il rosso sanguigno, (tra cui le sette grandi tele esposte nella prima sala, tutte intitolate Ohne Titel (Senza Titolo), che tradiscono il ricordo delle atmosfere e dei contrasti di luce ed ombra tipici della pittura nordeuropea), fino alla produzione recentissima, nella quale prevalgono i toni chiari, con una netta preferenza per il rosa, i verdi, i gialli.
Alcuni quadri del 1999 si caratterizzano per la presenza di un segno orizzontale che potrebbe evocare l’orizzonte e rimandare ad un paesaggio; ma l’immagine non ha la possibilità di formarsi in questo movimento cromatico lento e continuo, e il tratto si dà come un segno d’affermazione vitale, che non si risolve nella rappresentazione ma nell’attestazione della priorità della pittura in quanto tale, dei suoi valori specifici.
Gesto e materia, col loro potere evocativo, si offrono senza rimandare ad altro, entrando come presenze nel reale e rivendicando una ricerca estetica che va oltre la semplice rappresentazione e ci sottrae, per un attimo, al
bombardamento continuo d’immagini cui siamo quotidianamente sottoposti, proponendosi come possibilità per esperire una bellezza diversa, evocativa, fatta di pura sensazione.
Rossella Moratto
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