La mostra presenta alcune opere di grandi dimensioni e una trentina di formato molto ridotto. Le grandi hanno un’impostazione iconografica complessa, mentre i lavori piccoli, che non sono la riduzione in scala dei primi, sono pensati e realizzati per la dimensione in quanto tale.
Il prevalere della componente narrativa dei lavori grandi si trasforma in una maggiore ricerca estetica per l’uso del colore e di quelle zone tra la forma ed il segno che possono, con la loro libertà, far nascere una risposta emozionale nello spettatore. Il dato che accomuna gli uni agli altri, nella evidente diversità visiva, è che tutti sono il risultato di un percorso creativo attorno ad un elemento casuale che può essere esterno al lavoro oppure insito in esso. Soprattutto i piccoli, che possono sembrare un divertimento, alludono allo scivolare della società verso un nichilismo senza drammi.
L’arte non è necessariamente subordinata a grandi intenti; essa, a volte, si pone in una posizione meno strutturata, accettando l’indeterminatezza che la civiltà sta vivendo.
Nulla di tragico, è affascinante tuffarsi nel flusso dei cambiamenti e sottrarsi al pessimismo conformista.
Cosa resta di una performance? A porre la domanda, e a darne la risposta, è la stessa direttrice Elsa Barbieri,…
Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…