Ho sempre ritenuto che molta “buona arte” sia rappresentata lontano dai circuiti ufficiali, dalle gallerie di grido, dagli eventi sostenuti da roboanti campagne pubblicitarie e grandi mezzi finanziari. Per rendersene conto basta fare un giro per i locali torinesi, che ospitano mostre di artisti spesso sconosciuti ai più, ma a volte, propositivamente molto interessanti.
E’ il caso di Enza Miglietta, artista leccese autrice delle opere esposte nelle sale del Lupo della steppa, la quale, su tele e fogli non grandissimi, mischia colori e a volte ricopre ritagli di giornale, pezzi di carta o cartone, in un equilibrato gioco cromatico e formale.
Il “racconto pittorico” è fatto di scritte lievi, simili a graffiti, di segni che appaiono e scompaiono, lasciando intuire storie e sentimenti personali, esperienze di vita che, curiosamente, a volte continuano ad essere narrati anche sul dorso dei quadri.
Sono i colori, in ogni caso, che a scapito delle forme, prevalgono e hanno un forte potere evocativo, in grado di stimolare la fantasia del fruitore, lasciandolo libero di interpretare l’opera. Ed è proprio un senso di libertà che trasmettono i lavori della Miglietta, misto alla percezione di una forte passionalità artistica.
Senza voler fare citazioni, alcune opere richiamano il lavoro di certi grandi artisti della pittura astratta o informale ma non è difficile intuire come queste influenze emergano in maniera quasi inconscia, facendo parte del bagaglio culturale dell’artista che si esprime comunque, in maniera personalissima e piuttosto originale.
Bruno Panebarco
Mostra visitata il 26.1. 2001
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