Nelle opere di Laura Ambrosi c’è un’evidente mescolanza tra design e scultura, gioco ed estro e una forte dose di fantasia ironica. Gli indumenti trasparenti o a volte bianco opaco, fucsia, giallo, pencolano dagli appendiabiti affissi alle pareti, suggerendo impalpabili presenze e scatenando interrogativi e domande negli osservatori più curiosi: avranno realmente ospitato qualche corpo? Saranno stati modellati a caso o rispecchiano le forme dell’artista? Il gioco dell’evocazione continua sulla grande scacchiera che ricopre quasi per intero una parete della sala d’ingresso della galleria. Qui, tra cravatte e corpetti, l’allusione è al rapporto uomo-donna, all’eterna rivalità che li lega e li oppone da sempre. L’installazione è una struttura modulare in cui i quadrati con gli abiti si alternano a quelli a specchio, in un continuo rimando di luci, colori e immagini riflesse.
Soggetti come gli appendiabiti o le t-shirt sono ricorrenti e vengono proposti in maniera seriale, quasi ossessiva, anche nelle opere su tela, a olio o acrilico. Forme asettiche e stereotipate che sembrano l’emblema di un mondo impersonale e freddo, in cui gli oggetti, le cose materiali spesso prevalgono sull’uomo e sulla sua spiritualità. Un uomo, sembra riflettere e suggerire l’Ambrosi, succube degli oggetti fino al punto di rischiare di perdere il senso della propria identità.
P.S. Ho sostituito volontariamente nel testo il termine “metacrilato”, materiale di cui sono composte la maggior parte delle opere di L. Ambrosi, con il più semplice “plastica trasparente” al solo scopo di facilitare la concezione delle opere dell’artista, da parte dei lettori.
Bruno Panebarco
Mostra visitata il 06.02.2001
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