Il titolo della mostra presenta in modo inequivocabile la lunga e prolifica attività artistica di Renato Barisani. Un cammino senza soste, un cammino che inizia a Napoli dove Barisani, pittore e scultore, nasce e si forma.
Artista sperimentale, questa sembra la definizione che meglio esprime la personalità di Barisani, dedica la sua vita alla investigazione del reale. La sua indagine è guidata dalla volontà di conoscere la realtà e di rappresentarla in una visione nuova, soggettiva. L’intento è quello di recuperare il rapporto tra individuo e collettività, non attraverso il sentimento, ma con il segno e il gesto. Tale atteggiamento viene codificato nel 1950 quando, insieme a Renato De Fusco, Guido Tatafiore e Antonio Venditti, l’artista partenopeo fonda il “Gruppo Arte Concreta”. Ma la ricerca necessita di confronti e, per questa ragione, Barisani intesse contatti sempre più frequenti con ambienti artistico-culturali vivaci e all’avanguardia. Tra il 1953 e il 1957 entra a far parte del “Movimento Arte Concreta”, fondato a Milano nel 1948 da Soldati, Bruno Munari, Gianni Monnet e Gillo Dorfles. Il Movimento desidera contrapporre il rigore astratto-concreto all’astrattismo informale e gestuale guidato soprattutto da un rapporto sentimentale ed emozionale con la realtà. L’obiettivo, che lo stesso Barisani condivide, è quello di intrattenere un rapporto oggettivo e strutturale con il reale.
Colpisce ed è doveroso insistere su un dato essenziale dell’arte di Barisani in qualità di pittore e scultore partenopeo: i discorsi che l’artista elabora negli anni della sua lunga carriera conservano e propongono caratteri tipici della cultura napoletana, lo stesso utilizzo di materiali locali (lapilli, conchiglie, sabbie vulcaniche) connota fortemente le sue opere, così come la gamma cromatica (i gialli, il bianco, il blu, i rossi). Tuttavia non c’è un dichiarato intento narrativo volto a sacrificare il suo impegno di astrattista per raccontare una storia, una vicenda partenopea. Il suo sguardo è sempre rivolto alle correnti europee, ad un’arte che vada oltre i luoghi. La materia della sua terra gli consente di creare gli effetti cromatici e plastici tipici delle sue enigmatiche composizioni.
La personale ospitata nei locali della Galleria Giulia si concentra sull’ultimo periodo della sua produzione artistica offrendo una selezione di 60 opere. Le pitture, le sculture e i collages esposti mettono in evidenza la coerenza della ricerca figurativa di Barisani. Le tele campeggiano sulle pareti e le illuminano di una luce solare; l’arte si connota come gioco, come gioia dei colori e delle forme. Renato Barisani è ormai al termine delle investigazioni che hanno scandito le tappe della sua esperienza artistica. La realtà non ha più segreti per lui, la domina e la rappresenta con naturalezza. L’artista partenopeo ne mette in risalto gli aspetti più misteriosi, il potere evocativo delle forme, della materia e dei colori. Cito un’opera per tutte, quella che ci salta agli occhi appena entrati nella prima sala: Emblema (1987).
Daniela Bruni
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