Morbide, prosperose e sensuali, queste sono le prime sensazione che si provano entrando alla galleria carbone per scoprire le opere di Roberto Coromina, artista spagnolo alla sua prima personale italiana.
Le bocche carnose, i visi tondi sono, infatti, un immediato richiamo al piacere dal quale emerge, ma soltanto in un secondo tempo, un certo non so che di allarmante. Una irrequietezza nascosta ma fortemente presente che prende forma dagli sguardi indagatori e dalle forme esagerate dovute alla lente deformante dalla quale ogni dipinto prende vita.
Si concentra sui particolari Coromina, gioca con la realtà e con le dimensioni, falsate, modificate dal filtro dello specchio convesso che lascia trasparire la volontà dell’artista di collocare i suoi soggetti in un’altra dimensione.
Occhi, a tratti malinconici e sognanti nei quali ognuno di noi potrebbe rispecchiarsi poiché, è proprio della natura umana osservare, indagare, desiderare l’altro.
Un voyeurismo di fondo accompagna la visita di un’esposizione che ci fa conoscere un artista originale che per l’allegoria delle forme mi ricorda Botero.
Nato a Remolinos nei pressi di Saragozza nel 1965 e laureatosi in belle arti all’Accademia Sant Jordi di Barcellona nel 1989, ha vinto numerose borse di studio presso accademie spagnole ed europee, tra le quali la Winchester School of Arts in Gran Bretagna e la Ecole Nationale Superieure des Beaux-Arts a Parigi.
Coromina è un nome conosciuto ed apprezzato soprattutto in patria. Molte sue opere, infatti, sono ospitate in diverse istituzioni spagnole, tra cui il Museo Civico e il Museo Pablo Serrano di Saragozza e la Giunta di Aragona.
Federica De Maria
vista il 30 maggio
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Pero, io trovo davvero molto carino. Vorreisapere il parere di voialtri.
Sono lavori senza dubbio interessanti!
Vedo un profondo studio di Caravaggio, Zurbarà n e un bel flamandisme( non lo dico in senso negativo, anzi). L'occhio della pittura che osserva la nuova realtà deformata, deprivata della sua "forma", cioè del suo ordine interiore. Stasera sono un po' triste, non so se si nota. (Moltissime Grazie Cost per l'informazione musicale, proverò a cercare).
Mi piace molto l'immagine a destra; è uno sguardo che osserva con malinconia. Sembra che l'oggetto dello sguardo stesso sia qualcosa di sfuggente e sensuale: qualcosa che si è perso, e che si può solo guardare da lontano. L'opera rivela forse l'ansia scopica che pervade il riguardante del nostro tempo, chiuso in un teatro, o in un cinema; o forse perso in un locale, in compagnia della sua solitudine e dei ricordi: la "complessione malinconica" degli spagnoli di cui parla G. Botero nella "Relazione di Spagna", 1607. Sarebbe interessante avvicinarsi a queste opere tenendo presente questi riferimenti. Bello e davvero interessante. Esiste una bibliografia?