“Può l’arte contemporanea favorire, se non risolvere, l’incontro tra culture, persone, classi sociali, che non si relazionano?” Questa domanda ha mosso pensieri, e (cre)azioni di Salvatore Falci durante lo stage in Australia come borsista presso lo I.A.S.K.A. (International Arts Space Kellerberrin Australia). Per capire “Silent Communication”, ecco due passaggi del diario redatto dall’artista in quei tre mesi: “ Stasera ho saputo che per tradizione gli aborigeni quando ti parlano non ti guardano negli occhi…” (10 ottobre 1998); “Ho chiesto alla popolazione di sedere nel mio set e guardarsi negli occhi per 2 minuti in silenzio. Qui il 30% della popolazione è composta da aborigeni che non si relazionano spesso con gli anglosassoni, nei miei video sì…” (17 dicembre 1998).
Sei monitor ad altezza uomo, disposti nello spazio a coppie, l’uno di fronte all’altro. Scorrono le immagini (primissini piani) in bianco e nero degli abitanti di Kellerberrin: sguardi seri e intensi si riflettono in sorrisi imbarazzati o sinceramente divertiti. Lo spettatore non può spiare contemporaneamente le persone riprese mentre si fissano, ma può interrompere l’intensità degli sguardi umidi, tagliando lo spazio fra gli schermi. In mostra anche lo schema della dispozione delle due videocamere progettato da Salvatore Falci: due fonti di luce molto vicine alle persone hanno prodotto questa fotografia sgranata, dai forti chiaroscuri.
Di fianco all’installazione le foto di scena testimoniano le combinazioni di sguardi fra coppie: la cornice, inquadrando due immagini, opera una sintesi in cui le differenze di espressioni si assottigliano e si uniformano in unico sguardo, mentre in video ogni piccolo movimento mette in risalto l’individualità. Le foto sono sistemate sulla parete come un albero genealogico che mette in risalto le relazioni tra le persone.
La lettura del diario intimista di Salvatore Falci consente un approccio completo ad un’opera di cui, tornando indietro nel tempo con l’autore, si può conoscere il percorso che l’ha fatta divenire tale. Scorrendo le pagine si riesce anche ad entrare nell’atmosfera e nella realtà di un’Australia lontana e affascinante.
Luca Gricinella e Simona Da Pozzo
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