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Com’è andata Art Fair Philippines 2026: 5 artisti locali (e non solo) da tenere d’occhio

di - 10 Febbraio 2026

L’edizione 2026 di Art Fair Philippines si è conclusa confermando il ruolo di Manila come snodo sempre più rilevante per l’arte moderna e contemporanea nel Sud-Est asiatico, nonostante una settimana tutt’altro che semplice per il sistema dell’arte globale. La contemporanea inaugurazione di Art Basel Qatar ha infatti catalizzato gran parte dell’attenzione mediatica e collezionistica internazionale, “rubando la scena” a molte fiere asiatiche e non. Eppure, Art Fair Philippines ha dimostrato una certa solidità strutturale e curatoriale: con oltre 50 gallerie partecipanti, provenienti dalle Filippine e da Paesi come Francia, Hong Kong, Indonesia, Giappone, Corea, Malesia, Singapore, Taiwan, Vietnam e Spagna, la fiera ha offerto una panoramica ampia e stratificata: opere dagli anni Sessanta a oggi, linguaggi e materiali diversi, e un racconto coerente dell’evoluzione dell’arte moderna e contemporanea filippina, affiancata da interessanti aperture internazionali.

Fondata nel 2013, Art Fair Philippines è oggi la principale piattaforma per l’esposizione e la vendita dell’arte visiva filippina. La sua missione resta quella di rispecchiare la vitalità della scena locale, sostenere gli artisti e ampliare il pubblico dell’arte, rendendola accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta a uno dei contesti culturali più dinamici del Sud-Est asiatico. Il percorso della fiera è stato tutt’altro che lineare: nata nel parcheggio multipiano del centro commerciale The Link, poi trasferitasi all’Ayala Triangle Gardens, la fiera approda quest’anno in uno spazio per uffici a Circuit Makati. Una scelta che ribadisce come l’arte non appartenga solo a musei e gallerie, ma possa e debba essere vissuta ovunque. Come ha sottolineato la direttrice Lisa Araneta ad ABS-CBN una testata online locale, questa flessibilità è anche una risposta alla cronica mancanza di infrastrutture dedicate all’arte nel Paese, soprattutto se confrontata con i Paesi vicini, come Hong Kong, che ospita Art Basel ogni marzo, e Singapore, hub artistico in rapida crescita con iniziative come Art SG. L’obiettivo a lungo termine resta quello di creare più spazi permanenti per l’arte, ma nel frattempo la fiera continua a massimizzare le risorse disponibili, concentrandosi su ciò che conta davvero: sviluppare gli artisti locali e ampliare l’accesso all’arte.

A rafforzare il dialogo con la città, la fiera coincideva acnhe quest’anno con 10 Days of Art (30 gennaio – 8 febbraio), una costellazione di eventi, aperture museali e installazioni pubbliche diffuse nel Central Business District di Makati, che hanno accompagnato il pubblico fino alla sede principale della fiera. Tra i punti di forza dell’edizione 2026, la sezione Projects ha attirato particolare attenzione. Guidata da Imelda Cajipe Endaya, figura chiave dell’arte filippina contemporanea, la sezione ha ribadito l’impegno della fiera verso pratiche artistiche capaci di interrogare l’identità nazionale. Le opere di Cajipe Endaya, incentrate sulla vita domestica, la migrazione e l’emancipazione femminile, hanno stabilito un ponte tra modernismo storico e urgenze contemporanee.

Imelda Cajipe Endaya, installation view

5 artisti protagonisti di Art Fair Philippines 2026

Tra gli artisti presenti in fiera, segnaliamo alcuni nomi da seguire anche dopo la fine della fiera: come Max Balatbat, presentato da Art Cube Gallery, che ha proposto un lavoro profondamente radicato nella memoria personale e collettiva. Le sue opere traggono origine dai ricordi d’infanzia legati a una piccola cappella costruita dalla sua famiglia nel cuore del caos urbano: uno spazio informale e inclusivo, frequentato da persone ai margini della società, più luogo di comunità che di sacralità istituzionale. La sua pratica è fortemente materica e utilizza materiali carichi di storia — juta, imbottiture di cuscini, chiodi ferroviari, legno di recupero, tele usate, corde, piastrelle e cemento — elementi che conservano tracce delle loro vite precedenti e diventano metafora di resilienza e stratificazione sociale.

Nel campo dell’incisione, Ambie Abaño si distingue per una ricerca che, dalla pittura alla stampa, esplora il ritratto in relazione a materiale e processo. Partendo da opere bidimensionali, il suo lavoro si è progressivamente espanso verso la scultura e l’installazione, mantenendo sempre un dialogo con le tecniche tradizionali dell’incisione, rielaborate in chiave sperimentale.

Ambie Abaño, installation view

Il lavoro di Ged Unson Merino, focalizzato sul tessile, nasce dalla raccolta di oggetti scartati, volutamente o incidentalmente, e riflette una storia personale segnata da cicli di migrazione e reinsediamento. Attraverso il tessuto, l’artista costruisce un archivio di sentimenti e memorie collettive, interrogandosi sul divario tra ciò che viene vissuto, ciò che resta e ciò che deve essere ricordato. Fu selezionato per l’Art Platform di Singapore Art Stage nel 2015 e nel 2018, e per la mostra The Hybridity and Dynamism of the Contemporary Art of the Philippines a Seoul.

Figure fondamentali della scena filippina sono i coniugi Jon e Tessy Pettyjohn, pionieri della ceramica contemporanea nel Paese. Jon Pettyjohn (1950, Okinawa) lavora da oltre trent’anni nella tradizione delle ceramiche asiatiche ad alta temperatura, mentre Tessy Pettyjohn, attiva dalla fine degli anni Settanta, è una figura chiave nella storia della ceramica e della scultura in argilla nelle Filippine. Oggi concentrata sulla produzione nel suo studio a Laguna, Tessy continua a sperimentare con argille, pigmenti e minerali indigeni. Insieme, hanno sviluppato un linguaggio che valorizza materiali profondamente legati al territorio, contribuendo in modo decisivo alla definizione di una ceramica autenticamente filippina.

Max Balatbat, installation view

Infine, il collettivo Sa Tahanan Co., fondato nel 2020 da Anna Bernice delos Reyes e Augustine Paredes, porta in fiera una riflessione stratificata sulla diaspora filippina. Attivo tra Berlino, Dubai e Manila, il progetto nasce come piattaforma per l’arte contemporanea filippina all’estero e si articola attorno a temi di migrazione, memoria, desiderio e identità post-coloniale. Delos Reyes, curatrice e ricercatrice culturale, lavora all’incrocio tra arti visive, patrimonio e architettura, mentre Paredes, artista multidisciplinare, utilizza fotografia, pittura, poesia e installazione per interrogare l’esperienza del vivere “in-between”, tra radici e spostamento.

A completare il panorama, la presenza dell’artista spagnolo Ampparito, noto per le sue installazioni ironiche e destabilizzanti, e l’omaggio a quattro maestri filippini scomparsi — Brenda Fajardo, Constancio Bernardo, Solomon Saprid e Romeo Tabuena — che hanno contribuito in modo determinante alla costruzione della storia dell’arte moderna del Paese.

Pur in una settimana dominata da grandi eventi internazionali, Art Fair Philippines 2026 conferma il proprio ruolo come appuntamento imprescindibile per comprendere le traiettorie dell’arte filippina contemporanea. Tra spazi non convenzionali, pratiche consolidate e dialoghi transnazionali, la fiera restituisce l’immagine di una scena viva, complessa e tutt’altro che periferica.

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