Dopo la prima personale che ha inaugurato l’apertura dello spazio milanese nel 1997, la galleria Ala torna ad ospitare le opere dell’artista tedesco Gunther Forg, nato a Fussen nel 1954. In mostra tredici dipinti di grande formato, realizzati per l’occasione, nei quali l’artista, con estrema libertà, crea campiture di colore che, disposte per contrasti e con rigore geometrico, ritmano la superficie della tela.
Ad una prima visione, Forg si serve degli effetti ottici e delle regole percettive per creare il proprio universo pittorico. Ma al pittore tedesco non interessa la sola stimolazione oculare, come sottolinea il critico Kay Heyrmer. L’essenza della sua opera non si ritrova, infatti, solo nell’atto percettivo retinale: attraverso il suo lavoro l’artista vuole raggiunge una realtà spaziale capace di superare i limiti della visione. Si tratta, in sostanza, di una pittura lontana da ogni contenuto, che non vuole annunciare alcun messaggio e che non offre nessuna allusione al mondo visibile.
In un tempo in cui ci si interroga sul ruolo affidato alla pittura, Forg risponde con tele che si offrono all’attento spettatore solo come momento di godimento. Un godimento che non si esaurisce nel processo retinale, anche se si serve necessariamente di questo. L’osservatore, per avvicinarsi all’opera di Forg, deve perdersi nella contemplazione senza cercare alcun riferimento simbolico od allusivo. Ed è proprio la contemplazione uno degli elementi fondamentali dell’opera dell’artista tedesco. Solo attraverso essa si può trascendere la dimensione sensibile per raggiungere la sfera mentale. E solo così si può raggiungere quel godimento auspicato dall’artista e che diventa il fine ultimo della sua pittura. Una contemplazione che, paradossalmente, per raggiungere il suo scopo non passa attraverso una lenta meditazione: essa deve essere rapida quando rapida è la realizzazione da parte dell’artista dei suoi quadri.
Le opere di Forg sono il risultato di un processo di purificazione, svuotati da ogni contenuto altro. Una ricerca che porta l’artista tedesco a realizzare, fin dai tempi dell’accademia, quadri esclusivamente grigi, dai quali appare chiaro il suo atteggiamento pittorico: un linguaggio essenziale, libero da ogni espressività, nel quale ogni elemento pittorico possiede una sua autonomia rispetto ad ogni contenuto.
I quadri di Forg inseguono una forma pura, espressa attraverso il vuoto e la neutralità. Una pittura la cui essenza si esemplifica nell’affermazione di Kay Heyrmer “colore riportato a mano sulla tela, niente di più e niente di meno. Tutto si vede rapidamente e nitidamente. Dietro nulla”. Una pittura tanto più semplice e immediata alla vista quanto più complessa e profonda nel pensiero.
Elena Arosio
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