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Fino al 30.VI.2001 | Mario Salina. Ritratti. | Verona, Galleria Girondini

di - 1 Giugno 2001

Salina è esponente di una cultura artistica legata all’uso della pittura e che intende mostrare la validità di questa tecnica espressiva anche nell’età contemporanea, contro certi proclami che la vorrebbero defunta.
Significativo ci pare rilevare che l’artista, nel corso degli anni, sembra aver impostato la sua ricerca nel verso di un progressivo avvicinamento all’animo umano. Nelle prime opere erano manufatti ed oggetti ad essere raffigurati, strade, interni, perfino paesaggi; seguirono poi i mezzibusti ed i volti; oggi a Verona proprio quei volti sembrano disfarsi, torcersi fino a ritrarre puri stati d’animo, mere emozioni. Se la struttura logica del discorso pittorico di Salina sembra richiamare alla mente la capacità introspettiva di Bacon, a guardar bene la sua tavolozza segue una grammatica tipicamente italica, ancorandosi saldamente alla tradizione espressionistica degli anni ’30. Un’abilità compositiva libera da ogni descrittivismo ed un linguaggio rapido ed istintivo guidano la mano di Salina sulle strade che percorsero, voltando le spalle al monumentalismo e alla metafisica di Novecento, gruppi isolati come i Sei di Torino, la Scuola Romana, fino a Corrente. A quella tradizione, che si rifaceva a sua volta ai Fauves, all’espressionismo tedesco e all’arte degenerata, Salina si incardina per rivendicare, oggi come allora, anche un valore politico (perché no?) dell’arte, rivendicandone le capacità introspettive e di traslitterazione dei moti dell’animo umano. Ne esce una pittura violenta, nervosa e viscerale che intende, senza retorica, proporre una visione del mondo di ispirazione romantica, ricondotta essenzialmente all’uomo. E dunque come non riconoscere, nelle opere di Salina, i gesti e le sintesi di Scipione o di Sassu? Semmai c’è da chiedersi se Salina riesca nell’intento di superare ciò che già fu detto, ed in questo senso è da riconoscergli almeno la capacità di aggiungere un capitolo nuovo alla storia della fisiognomica (che non è poco) nell’ambito di una ricerca che oggi sembra volta soprattutto all’indagine della psicologia umana. Tutte le tele hanno un rosso carne come colore dominante, quasi l’artista avesse scarnificato queste sue facce che, mostrando i fasci dei muscoli, gli occhi e le bocche, superano la stretta esibizione anatomica e ricompongono veri ritratti dell’anima. La sintesi di Salina tende a misurarsi persino con le dimensioni delle tele: piccoli rettangoli 24×30 o ancor più piccoli che sono quasi delle istantanee da conservarsi nascoste in un cassetto, intimi ricordi o segreti che è opportuno tenere per sé.
Su questo artista abbiamo però un dubbio: partito da una tradizione espressionista ben consolidata e sfruttata, Salina si è incamminato su una strada che già fu di molti, da Leonardo a Freud, a Munch, per citarne solo alcuni: l’indagine della psicologia dell’uomo. Le tele di oggi riescono a proporre una lettura inedita di questo argomento, ma il rischio di cadere in un’arte di maniera, sia dal punto di vista formale che di contenuti, è sempre incombente.



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“Mario Salina. Ritratti.”. Dal 12.V.2001 al 30.VI.2001. Verona, Galleria Francesco Girondini, via de Nicolis 1. Orari: 16.00-19.30 (lunedì e festivi chiuso).Informazioni: tel. 045/8030775; fax 045/8020567; web www.girondiniarte.com; e-mail fg@girondiniarte.com .Catalogo gratuito in galleria (testo di Alberto Mori).


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