I testi della mostra – fedelmente tratti dai dialoghi di Neo, Morpheus e Trinità (“Matrix”, 1999) – parlano della consapevolezza di percepire e di comprendere totalmente la “realtà”.
La curatrice Chiara Guidi ci spiega anche che “Pillola rossa” (è questo il sottotitolo della rassegna) appartiene ad un programma di ricerca che fa da “dispositivo per poter disinnescare la trappola ingannevole della vita, la vita che tiene prigioniera la mente”.
Nelle sale dello spazio espositivo, si trovano opere ben collocate, semplicemente illuminate e deliberatamente non segnate dal nome dell’autore e dalle indicazioni tecniche.
Michele Chiossi rievoca, con i semi fosforescenti del baccello transgenico del suo OMG, esposto al centro della sala, quella realtà che controlla ormai l’uomo, le piante, gli animali ed il cibo.
Per contro, Letizia Galli fa un salto temporale, fino alle origini della biologia: dipinge cellule allo stato puro che si muovono, si espandono e si contraggono liberamente, in uno spazio indefinito.
Lo stesso concetto di fluidità, orientato in una direzione filosofico – spirituale, lo ritroviamo nel grande “Liquid” (240 x 300 cm) di Arturo Casanova. L’artista – attraverso l’antica tecnica dell’olio su tela – rende l’idea del misticismo e del silenzio che avvolge lo spazio, trattenendo in profondità “quella linea di mistero che lega l’universo alle domande delle filosofie”.
Giovanni Brazzoli espone, invece, la sua cyberaffigurazione della “Matrice” tradotta in geometrizzazioni astratte, mentre Bartolomeo Migliore propone, con le distorsioni delle chitarre elettriche e le icone dell’underground (colonna sonora della generazione del secolo appena trascorso), un’altra lettura della realtà.
Giusy Checola
con la collaborazione di Annamaria Sigalotti
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Scusate,
ma che razza di impaginazione avete? con quelle righe che se ne vanno sotto le foto? che roba è...???