Dopo la mostra di dicembre sui “Racconti del delitto” di Franz Borghese, la Galleria Artesanterasmo Fidia presenta al pubblico la personale di Laura Fiume “Le inquiete stanze”. Trentacinque opere inedite, realizzate negli ultimi due anni, documentano la più recente produzione dell’artista urbinate, ma milanese d’adozione. La sua nuova pittura si presenta su morbidissimi velluti, che creano inusuali e sorprendenti effetti cromatici. I colori appaiono, infatti, sfumati, ma stranamente intensi e brillanti.
Rimangono in questi lavori le figure più familiari dell’arte della Fiume, come il cane ed il gatto.
Il mondo fantastico degli animali non è però più protagonista dell’azione, come nella precedente stagione creativa (1978-1999), ma semplice ospite, spettatore di accadimenti passati o futuri. I veri attori della scena sono ora gli ambienti e gli oggetti in essi presenti: poltrone, lampade, chaise-longue, letti e tavolini. In queste stanze eleganti e rarefatte non ci sono poi presenze umane, ma solo tracce suggerite da alcuni indizi, quali guanti, sciarpe, strumenti musicali e bicchieri. Nelle scene ritratte, domina, dunque, un’atmosfera di mistero, di inquietante attesa. Le camere della Fiume raccontano storie di presenze e di assenze, di passioni e di abbandoni, di piccoli gesti quotidiani.
Divengono palcoscenici di vita, come testimoniano il frustino dimenticato sulla poltrona in “Dopo l’equitazione” (2000) o gli occhiali e la penna posati distrattamente sulla seggiola in “Angolo di meditazione” (2000).
Il senso di inquietudine si riflette anche nella scelta delle cromie: argento e oro per le cornici, toni cupi, in prevalenza nero e marrone, per la resa dei soggetti. Nero è anche il gatto, icona stilistica dell’artista, che osserva sornione in “Angolo di lettura” (2000), in “Aspettando l’ingresso” (2000) o ancora nella “Scala di bambù” (2000).
Non mancano, infine, in mostra tele dai colori più vivaci, come documenta “Il gatto di Emily Dickinson” (2000), un dipinto di grandi dimensioni dalle tonalità rosse scarlatte o “Lettera interrotta”, un lavoro in cui predominano il bianco ed il blu.
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Annamaria Sigalotti
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