Guardando le opere di Paulucci, riunite nella sede espositiva de Piemonte Artistico e Culturale, si rimane di certo impressionati dal loro cromatismo e dalla sapienza nell’uso del colore dimostrata dall’artista. Paulucci nasce a Genova, nel 1901, da adolescente si trasferisce a Torino dove consegue la laurea in giurisprudenza e, poi, in scienze economiche. Egli stesso ricorda felicemente il periodo degli studi. L’università, infatti, era una copertura che gli permetteva di dedicarsi per lunghi periodi alla pittura senza turbare l’orgoglio paterno il quale non amava molto l’idea di avere un figlio pittore. L’arte, però, è la vera grande passione di Paulucci che, frequentando l’ambiente torinese, stringe amicizia con Felice Casorati e diventa animatore e parte attiva del “gruppo dei Sei”. Da subito il gruppo si pone i aperta contraddizione con il “novecentismo casalingo e fascista”, contrapponendo alla pittura accademica ed autarchica un’arte d’avanguardia. Forte diventa, infatti, il legame con la pittura europea tant’è che Paulucci, nel 1928, effettua un viaggio a Parigi. Qui dimostra grande interesse sia per gli impressionisti e gli sviluppi successivi, sia per artisti contemporanei come Picasso, Braque, Matisse. In alcune opere esposte alla mostra, soprattutto nei ritratti, si possono identificare chiaramente alcuni rimandi alla pittura di quest’ultimo artista, più che altro nell’uso del colore. E’ appunto la carica cromatica ad essere caratteristica dell’opera di Paulucci. I colori squillanti e brillanti che usa, la loro vivacità è legata, appunto, al viaggio in Francia compiuto dallo stesso. La parentesi parigina ha aumentato in Paulucci il gusto per il colore e per la solarità riscontrabile nelle sue opere a soggetto marino. Il mare, con i porti e le vele, è presente in vari dipinti esposti alla mostra. Queste opere, soprattutto a partire dagli anni Cinquanta, sono tutte giocate sulla contrapposizione dei colori dove l’idea del soggetto rappresentato è data dall’accostamento di tacche o di segni. In “Notte alle Cinque terre”, del 1951, si nota questa giustapposizione di vere e proprie tacche di colori differenti che, sinteticamente, vogliono rappresentare il centro abitato.
In un certo senso è un po’ come se si vedesse l’immagine da un aereo per cui ciò che si percepisce dall’alto è solo una serie di macchie colorate. La vicinanza di Paulucci con artisti come Matisse non è dimostrata soltanto da alcuni richiami stilistici ma forse è riscontrabile anche nel significato che entrambi gli artisti danno all’arte. L’arte di Paulucci è una pittura felice nel senso che è lontana, come quella di Matisse, dai drammi denunciati da altre correnti artistiche come l’espressionismo. Argan giustamente fa notare come Paulucci cerchi, nella pittura moderna, segni contrari a quelli della disperazione denunciata dagli Espressionisti. La sua pittura, che sembra sgorgata di getto, è conscia del dramma storico contemporaneo senza però assumerlo come poetica.
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