Categorie: Gallerie

Fino al 7.IV.2001 | Giorgio Celiberti, ipotesi per un ricordo | Milano, Showroom Telemarket

di - 6 Marzo 2001

La visita al lager nazista per bambini di Terezin ha segnato una svolta nella pittura di Celiberti, dagli anni Settanta in poi. In quel luogo, i bimbi hanno disegnato, sui muri delle loro celle, segni innocenti, forse per trovarvi conforto o forse come ultimo volo di fantasia di una infanzia recisa dalla consapevolezza della morte.
Una moltitudine di cuori sbarrati, farfalle, croci, lettere, numeri, rimangono a testimonianza della presenza umana tra scheletri di mura. Un urlo della memoria nel silenzio.
Da quel momento, il pittore udinese abbandona la pittura naturalistica di paesaggio e sente il dovere di farsi testimone della voce di quei piccoli prigionieri, in modo che nessuno dimentichi l’orrore storico di cui furono vittime impotenti. Scrive, infatti, Celiberti: ”ho visto tutta la mia pittura per segni e testimonianze, come qualcosa che meritasse di essere riferito perché già aveva durato la fatica di vivere e sopravvivere questa strana vita-morte che mi commuove”.
Ecco dunque che le tele divengono affreschi, lacerti di muro squarciati da incisioni profonde. L’artista riproduce quei segni visti a Terezin come ferite della modernità e monito per il futuro, senza scadere in una drammaticità retorica e non rinunciando mai ad effetti atmosferici evocativi. Dai pallidi intonaci di fondo emergono sovrapposizioni materiche e cromatiche lievi, modulate, da cui solo i tagli ed i graffiti fanno emerge il rosso vivo, quasi come se sotto la patina del tempo, che allevia anche i ricordi più dolorosi, scorresse ancora la vita, l’attualità della storia. In queste opere scultoreo-pittoriche di matrice informale, come ad esempio “Cornice” o “Mattino orientale”, le composizioni sono chiare, semplici, con pochi, grandi, segni gestuali significativi di immediata e fresca percezione, in cui l’intento dell’artista è anche quello di “placare quell’angoscia che si può chiamare in tanti modi. Paura della guerra, paura della violenza…] dando immagini sempre più nitide ed innamorate che rasserenino me e tutti coloro che guardano un mio quadro”.

Nelle tele di questi ultimi anni si nota, invece, un infittirsi e rimpicciolirsi del linguaggio segnico, oltre alla tendenza verso un cromatismo più espressionistico, fatto di contrasti e passaggi violenti fra i neri, i rossi, i bianchi ed i blu. I graffiti infantili divengono una scrittura consapevole, astratta, che non si rivolge alla mente, ma all’anima.
Una pittura quella di Celiberti che ha saputo cogliere da quegli innocenti, disperati disegni tracciati sui muri di un lager, il messaggio più importante: quello di speranza, di amore e di pace.

Articoli correlati:
Telemarket verrà quotata in borsa
L’ultimo Pozzati, Bologna, Showroom di Telemarket
Premio del golfo,1949-1965, sedici anni di pittura e critica in Italia
Link correlati:
Il sito ufficiale dello Showroom Telemarket
Forum correlati:
il Forum del Popolo dell’Arte
Sondaggi correlati:
Meglio la Melandri o Sgarbi? Chi come prossimo Ministro della Cultura?


Gabriella Depaoli


Fino al 7.IV.2001
Giorgio Celiberti, ipotesi per un ricordo
Milano, Showroom di Telemarket, Corso di Porta Romana 2, tel. 02-874927
Orario d’apertura: da Martedì a Venerdì, ore 10.00-13.00/15.00-19.30; Sabato, 10.00-19.30; Domenica e Lunedì chiuso
Ingresso libero
Catalogo: G. Corbelli Editore, a cura di Vittorio Sgarbi. In vendita al pubblico L.30.000



[exibart]

Visualizza commenti

  • Dopo anni di magra grazie a Telemarket Celiberti ha ottenuto di essere "riscoperto". Possiamo già ritenerci soddisfatti. Sperando che non si inflazioni troppo.

  • Come una grande azienda riesce a portare a quotazioni deci-milionarie un artista mediocre...E che dire di Remo Squillantini, Athos Faccincani, Mirko Pagliacci...mammamia...

  • Janaz...non fare di tutte le erbe un fascio! Celiberti e Squillantini non sono propriamente degli imbrattacroste. Un po' di rispetto. Basta guardarsi un po' di biografia per farsi un'idea.

Articoli recenti

  • Mostre

Una performance è per sempre: a Cavalese la prima edizione di Performa

Cosa resta di una performance? A porre la domanda, e a darne la risposta, è la stessa direttrice Elsa Barbieri,…

24 Aprile 2026 21:43
  • Progetti e iniziative

Due visioni del Mediterraneo: Salvador Dalí e Alessandro Valeri in dialogo a Matera

Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador Dalí e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…

24 Aprile 2026 19:00
  • Mostre

Una mostra a Venezia ci porta nella camera dove Freud scrisse la sua opera più famosa

Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterà una…

24 Aprile 2026 17:30
  • Mostre

Cœur à Barbe: se Man Ray va dal barbiere

Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…

24 Aprile 2026 17:00
  • Mostre

Quando l’algoritmo entra nei campi: Cao Fei a Fondazione Prada Milano

A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…

24 Aprile 2026 17:00
  • Arte contemporanea

Turner Prize 2026: chi sono i finalisti dell’importante premio d’arte contemporanea

Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…

24 Aprile 2026 14:01