In questi giorni Andrea De Pascale espone in una mostra lampo la suggestiva installazione arteoreperto 10: Cibele – Rea al Foyer del Teatro della Corte di Genova.
L’iniziativa fa parte del Progetto “Hellzapoppin”, promosso da Teatro Stabile di Genova, Comune di Genova e Centro della Creatività, che si propone di portare lo spazio teatrale nella vita culturale della città anche in orari non tradizionalmente dedicati agli spettacoli.
Lo spazio del Foyer sarà quindi per alcuni giorni sfondo del lavoro di De Pascale, artista giovanissimo (è nato a Genova nel 1978) e tra i più promettenti del panorama locale.
Per Andrea De Pascale gli studi in Conservazione dei Beni Culturali e particolarmente l’indirizzo in Beni Archeologici sono un punto di partenza imprescindibile della sua ricerca artistica: infatti, questa si muove al delicato, ineffabile confine tra arte e scienza, indagando il rapporto tra natura e cultura e trasformando, o rovesciando, i vincoli e i criteri di oggettività e coerenza necessari al metodo dell’analisi scientifica e contaminandoli con la libertà emotiva dell’espressione artistica.
L’Installazione arteoreperto 10: Cibele – Rea è un’elaborazione del personaggio mitico di Cibele, la divinità principale dei Frigi, personificazione della terra: per la cultura di questo popolo, la teogonia identificava la materia, e quindi la dea, come momento d’origine della creazione. In seguito la figura di Cibele è assimilata a quella della dea d’origine cretese Rea, moglie di Crono e madre di Zeus e quindi della vita dell’universo, simbolo della luce.
Nel fondersi delle due figure, nonostante le analogie, emerge una differenza netta tra le valenze simboliche degli elementi naturali che rappresentano, luce e terra, che in tutte le culture umane hanno i significati ricorrenti di origine e di fine.
A questi due elementi ed alla loro contrapposizione/somiglianza, Andrea De Pascale ha dedicato l’installazione esposta al Foyer, composta di quattro vasche piene d’acqua su cui galleggiano frammenti di terra, sulle quali è sospeso un grande bozzolo di terra spartito da fenditure che lasciano trasparire raggi di luce.
Ancora una volta, come alla recente personale all’Associazione Satura di Piazza Stella, nel lavoro di De Pascale l’armonico coesistere di arte e scienza dà origine ad opere suggestive, dove gli strumenti della ricerca sono tramite di un approccio introspettivo: i ricordi imprigionati nelle teche e i miti rappresentati nelle sculture si fingono razionali e universali, e da feticci di un’umanità che esorcizza le proprie paure nella scienza diventano invece chiavi per decrittarne il mistero.
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